Per la prima volta è Vladimir Putin ad ammettere pubblicamente che la strategia ucraina di colpire raffinerie, depositi e infrastrutture energetiche russe sta producendo effetti concreti. «Stiamo osservando una certa carenza» di carburante, ha riconosciuto il presidente russo in una dichiarazione pubblicata domenica dal Cremlino e riportata da diverse agenzie internazionali, precisando però che la situazione «non è critica».

È una presa d’atto insolita, perché arriva dopo mesi in cui Mosca aveva minimizzato l’impatto dei raid con droni condotti dall’Ucraina in profondità nel territorio russo. Come scrive anche il Guardian, Kyjiv considera questi attacchi una risposta legittima ai bombardamenti quasi quotidiani che la Russia continua a condurre contro città, civili e infrastrutture energetiche ucraine dall’inizio dell’invasione su larga scala, nel febbraio 2022. «Gli attacchi alle infrastrutture critiche e, in particolare, a quelle energetiche creano ovviamente dei problemi», ha detto Putin, la cui preoccupazione adesso è rafforzare le difese antiaeree e garantire le forniture di carburante, soprattutto verso la Crimea occupata.

Il riferimento non è casuale. Venerdì le autorità filorusse della penisola annessa da Mosca nel 2014 avevano dichiarato lo stato di emergenza per le difficoltà di approvvigionamento di carburante e per le interruzioni di corrente provocate, secondo la loro versione, dagli attacchi ucraini contro le infrastrutture logistiche e petrolifere. Va ricordato che l’annessione della Crimea da parte della Russia è stata illegittima e continua a non essere riconosciuta dalla grande maggioranza della comunità internazionale.