Caricamento player

Domenica il presidente russo Vladimir Putin ha prorogato gli ingenti sussidi per incentivare le raffinerie a vendere i carburanti prodotti sul mercato interno e non all’estero, dove farebbero profitti più alti. È un segnale che sta funzionando la campagna ucraina di attacchi coi droni alle raffinerie russe, che si è intensificata notevolmente dalla fine dell’estate e ha avuto effetti concreti: soprattutto sui prezzi del carburante, che sono aumentati, e sulla sua disponibilità, che s’è ridotta, con code ai distributori.

Da agosto in poi l’esercito ucraino ha colpito almeno 16 delle 38 principali raffinerie russe, in molti casi più volte. Quest’anno, in tutto, ne ha colpite almeno 21. L’ultima campagna di attacchi è diversa rispetto alla precedente, della primavera del 2024, anzitutto per scala e frequenza. I droni delle forze armate ucraine oggi possono volare più lontano e trasportare una carica esplosiva maggiore.

Gli obiettivi sono due. Da un lato vengono tuttora attaccate le raffinerie nelle regioni russe più vicine all’Ucraina, come già avveniva, per intaccare i rifornimenti dell’esercito invasore. Dall’altro sono stati presi di mira impianti che si trovano molto più in profondità nel territorio russo, anche a 1.500 chilometri dalla linea del fronte. Serve a compromettere la produzione nazionale e, in estrema sintesi, a far sentire ai cittadini russi le conseguenze della guerra.