“Estenderemo il divieto di esportazione della benzina fino alla fine dell’anno”. Ieri il vice premier russo Alexander Novak, con questa dichiarazione, ha comunicato che presto verranno bloccate anche le esportazioni di gasolio per lo stesso periodo di tempo: Mosca, adesso, deve proteggere le sue forniture interne. Al Cremlino non negano una carenza energetica che renderà il prossimo mese “difficile”. Anche se l’annuncio ufficiale del divieto non è ancora arrivato, le code per la benzina in alcune città della Federazione sono diventate già specchio di un’emergenza che sta colpendo il mercato interno russo. A soffrire è soprattutto la penisola di Crimea dove, secondo alcuni media, metà delle stazioni di servizio è a secco.
Le conseguenze della guerra stanno contagiando quello che è diventato il nodo cruciale del conflitto nel quarto anno di battaglie al fronte ucraino. L’iniziativa di Novak è in linea con la stretta imposta anche dal ministero delle Finanze russo, che propone l’aumento dell’Iva (dal 20 al 22%) per lo sforzo economico da sostenere al fronte ucraino. La misura ruota attorno alla stessa problematica e punta a sostituire quei fondi finora generati dalle entrate delle vendite di petrolio e gas con le imposte che pagheranno imprese e popolazione.








