Ho seguito con grande interesse i lavori della World Tech Conference di Milano, ospitata all’Allianz MiCo, e in particolare il confronto dedicato all’intelligenza artificiale, alle tecnologie quantistiche, alle infrastrutture digitali, al cloud e alla sicurezza digitale. Tre giornate intense, ben organizzate, nate con un’ambizione importante: mettere in relazione ricerca scientifica, istituzioni, grandi imprese e protagonisti internazionali attorno a tecnologie, usi e best practice di ambienti fino a ieri considerati mondi separati – intelligenza artificiale, quantum computing, energia, fisica, blockchain e deep tech – che oggi stanno convergendo e modificando insieme l’economia, il lavoro e la società. Il messaggio più importante emerso, tuttavia, non riguarda la tecnologia: riguarda il tempo. E, aggiungo, la nostra crescente difficoltà, in Europa, di comprenderci e decidere insieme.

La velocità dell’innovazione e quella delle decisioni politiche, regolatorie e industriali seguono ormai ritmi incompatibili. Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, lo ha espresso senza perifrasi: «Non c’è più tempo per analizzare, dobbiamo prendere delle decisioni». È, a mio avviso, la frase che meglio riassume la conferenza. Non perché discutere e analizzare sia diventato inutile, ma perché l’analisi e il confronto che non conducono a decisioni concrete rischiano di trasformarsi in una forma elegante di immobilismo.