VENEZIA - Ha atteso che la figlia rientrasse dalle vacanze: quando l’ha vista le ha stretto forte la mano e dopo un quarto d’ora è spirata. Tranquilla nella sua casa di Dorsoduro a Venezia. Per lei non ci saranno cerimonie funebri. «La mamma era laica e non parlava mai della morte, diceva che il bene si fa in vita». Verrà quindi cremata e le sue ceneri disperse in laguna. «In questo modo penso di assecondare i suoi desideri, lei era piena di energia vitale e il dopo non le interessava» dice Adriana Moretto ricordando la mamma Neda Roselli deceduta venerdì a 106 anni. Probabilmente la donna più anziana del centro storico.

Elsa Catozzi muore a 102 anni, Canaro perde un pezzo di storiaChi era Nata il 16 marzo del 1920 Neda ha vissuto veramente tanto non solo perché ha superato abbondantemente il secolo, ma perché ha avuto un’esistenza ricca di interessi, forza, curiosità, entusiasmo. «A Venezia la ricordano in molti perché andava a teatro, alle inaugurazioni delle mostre, frequentava i circoli culturali, amava la città e la conosceva benissimo», malgrado non fosse nata in laguna. Era soprannominata la “triestina” perché le sue origini erano nel capoluogo giuliano. È giunta a Venezia nel 1946 quando ha sposato Luigi Moretto, veneziano doc che lavorava nel turismo ed era direttore dell’American Express. «Si erano conosciuti in una gita in montagna, gli spostamenti all’epoca non erano semplici e quindi dopo un anno si sono sposati». Ma le era rimasto quell’accento particolare che rende simpatici i triestini. «Aveva frequentato il liceo scientifico perché il suo desiderio era diventare chirurgo». Un sogno non avverato: rimasta orfana di papà quando era ancora una ragazza e con il fratello arruolato nella campagna d’Africa è rimasta di fatto sola con la mamma. Quindi rinunciati gli studi medici ha fatto l’interprete, conosceva molto bene il tedesco, un’eredità della Trieste austriaca, e aveva imparato lo spagnolo. «Ma lavorava anche alla compagnia telefonica che durante la Seconda guerra mondiale aveva gli uffici a San Marco - dice la figlia - quindi prima con i tedeschi e poi con gli americani». Ha avuto due figli, oltre ad Adriana che ha lavorato nel turismo come il papà c’è Roberto di professione psicanalista, ed è rimasta vedova a sessant’anni.Le passioni Va detto che Neda fino a cento anni è vissuta da sola ed era autosufficiente. Solo durante il covid aveva accettato, senza entusiasmo, di essere affiancata da una badante. «A 102 anni la mamma si muoveva in modo ancora autonomo ed è sempre stata presente con tutti i suoi ricordi e i suoi pensieri, lucidissima fino alla fine». La figlia la ricorda come una donna energica. «Era forte, non prendeva farmaci e da giovane aveva fatto molto sport, sapeva nuotare e giocare a pallavolo». Ripensa quindi alle sue lunghe passeggiate al Lido, ai tuffi dalle dighe e alle nuotate. «Lei adorava il mare». E fino a pochi anni fa la si vedeva tutte le mattine uscire a fare la sua passeggiata per le calli di Venezia. A marzo ha festeggiato i suoi 106 anni ed era ancora in forma, poi negli ultimi mesi la si vedeva più stanca. «Diceva spesso di avere sonno ed era consapevole di quello che le stava accadendo». E così quando la figlia è rientrata qualche giorno prima dalle vacanze, Neda l’ha aspettata, le ha stretto la mano e poi si è addormentata».