Ogni anno si contano tremila morti sulle strade italiane «una tragedia immane, una guerra senza armi, senza cannoni e senza missili, ma una guerra che dobbiamo vincere», commenta il professore napoletano Francesco Vaia, già direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute e oggi componente vicario dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. Il medico è intervenuto alla trasmissione Unomattina Weekly proprio per commentare quanto sta accadendo in tutta Italia, da Pozzolegno nel Bresciano, dove l’ultima vittima della strada aveva solo 19 anni, a Napoli dove, a perdere la vita all’alba di ieri, è stato un 72enne.

Incidente stradale a Napoli, scontro tra due auto: morto uomo di 72 anni, alcoltest per un 19enne È estate. Si esce di più, si fa tardi, si beve qualche cocktail, ci si distrae più facilmente. Così il professore ha richiamato proprio il valore della prevenzione, sottolineando come gli incidenti stradali non provochino solo vittime, ma anche esiti gravemente disabilitanti, con conseguenze pesanti sulle famiglie, sulla società e sul sistema sanitario. La prevenzione «Parliamo spesso di salute e sicurezza - ha osservato - ma questo è un carico che non possiamo più permetterci». Secondo Vaia serve intervenire su più livelli: applicazione rigorosa delle norme già esistenti, maggiore attenzione al rilascio e al rinnovo delle patenti, controlli più severi su alcol e droghe, ma soprattutto una nuova consapevolezza sui rischi legati alla distrazione alla guida.« Il cellulare - ha spiegato- è oggi uno dei possibili principali elementi di pericolo: limitarne l’uso mentre si guida non significa comprimere la libertà individuale, ma proteggere la vita propria e quella degli altri. ​Napoli, piano sicurezza stradale in Prefettura: mappa dei nuovi passaggi pedonali rialzati Da qui lo slogan lanciato: «Meno cellulare, più vite». Un messaggio che, secondo il professore, «dovrebbe entrare con forza nella comunicazione pubblica e delle istituzioni, a partire dalla Presidente del Consiglio dei ministri che ha tanta presa sull’opinione pubblica, ma con il coinvolgimento anche di tutte le altre istituzioni , e di rappresentanti del mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport. Deve diventare un messaggio del nostro Paese». La prevenzione non è quindi sono un fatto individuale ma «collettivo» ha spiegato il professore «per far entrare nella testa degli italiani che la sicurezza stradale è prevenzione, responsabilità e rispetto della vita». Incidenti, il report choc: «Troppi pedoni investiti un ricovero a settimana»La tecnologia In chiave preventiva la tecnologia può essere un valido aiuto secondo Vaia. «I sistemi digitali di bordo rappresentano un importante progresso per la sicurezza e il comfort, ma devono essere progettati secondo criteri ergonomici che non sottraggano attenzione alla guida - ha commentato - Anche l’utilizzo di schermi e display sempre più complessi può trasformarsi in un elemento di distrazione se costringe il conducente a distogliere lo sguardo dalla strada. Per questo, ha osservato, la tecnologia deve essere pensata per assistere chi guida, non per aumentarne il carico cognitivo». La semplicità dei display e l’attivazione di sistemi vocali, dunque, può aiutare a vincere la guerra ed evitare altro sangue in strada.