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16 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:49
La prima causa di violenza stradale? La velocità. Focalizzarsi sulla punizione dei comportamenti devianti, come alcol e droga? Serve relativamente, se la strada non diventa un luogo sicuro per tutti e in particolare per i soggetti fragili. Infine, la comunicazione sulla violenza stradale: se ne fa pochissima, eppure è fondamentale. Sono queste, in sintesi, le istanze che vengono dal mondo delle associazioni di familiari e vittime della strada, nella Giornata Mondiale che ricorda queste ultime. Giornata che vede – un paradosso – Fratelli D’Italia organizzare a Roma una sfilata di auto per dire no a zone 30, ZTL, piste ciclabili, con una scia di inevitabili polemiche. Mentre l’Italia resta al 19° posto nella graduatoria europea per mortalità stradale, con 51 morti ogni milione di abitanti (la Romania 77, la Svezia 22). E con un tasso di motorizzazione tra i più elevati in Europa (700,8 auto ogni 1.000 abitanti).
Cosa dicono, più precisamente, i numeri? Gli ultimi dati Istat raccontano, per il semestre gennaio-giugno 2025, una diminuzione, rispetto allo stesso periodo del 2024, del numero di incidenti stradali con lesioni a persone (82.344; -1,3%), dei feriti (111.090; -1,2%) e, più consistente, delle vittime entro il trentesimo giorno (1.310; -6,8%). Ma non c’è molto di cui rallegrarsi perché, nel confronto con i primi sei mesi del 2019 – anno di riferimento scelto dalla Commissione Europea, che ha fissato come obiettivo un calo delle vittime e dei feriti gravi del 50% entro il 2030 – si registra un calo molto contenuto degli incidenti stradali (-1,5%) e dei feriti (-5,0%) e una riduzione più marcata dei decessi (-14,6%).










