Arrivano i numeri degli incidenti stradali e scopriamo subito che nel primo semestre del 2025 si sono risparmiate 96 vite rispetto all’anno prima. Novantasei morti in meno, dice la statistica, un meno 6,8% che suona come una piccola vittoria. Eppure lo sguardo si ferma su quel 1.310 che resta: milletrécentodieci persone che non torneranno a casa, che non litigheranno più per il telecomando, che non dimenticheranno più il latte sul fuoco. Sette virgola due al giorno. Una ogni tre ore e mezza, calcola l’Istat.
Quando le vittime non fanno notizia
È un ritmo che non fa notizia, perché non è un eccidio, non è un attentato, non è nemmeno un disastro naturale: è solo la vita che scorre, con il suo pedaggio silenzioso. Le strade urbane, dove passiamo la maggior parte del tempo a imprecare contro il traffico, hanno tolto di mezzo l’8,4% di vittime. Quelle extraurbane, dove si corre di più e si muore di più, il 7,1%.
Inversione di tendenza in autostrada
Le autostrade, invece, segnano un più 4,4%. È la nota stonata, l’unica freccia rossa in un grafico altrimenti verde. Viene da pensare che proprio lì, dove la velocità è più alta e le distrazioni dovrebbero essere meno, qualcosa si sia inceppato. Forse i cantieri, forse la stanchezza accumulata dopo anni di smart working che ci hanno fatto dimenticare come si guida per tre ore di fila, forse semplicemente la convinzione che in autostrada “non capita mai niente”.










