Le strade europee continuano a essere teatro di una tragedia silenziosa che conta quasi 20.000 decessi ogni anno. Oltre alle vittime fatali, si registrano circa 100.000 feriti gravi, persone che rimangono affette da disabilità permanenti e dolori cronici, riverberati sul tessuto sociale e familiare. Accanto al dramma umano si staglia un enorme onere economico: l'incidentalità stradale sottrae all'Unione Europea circa il 2% del prodotto interno lordo annuo. Si tratta di risorse ingenti che, se risparmiate attraverso una maggiore sicurezza, potrebbero essere reinvestite in settori strategici come l'istruzione, la sanità e l'innovazione tecnologica.

Obiettivo dimezzamento: una sfida in salita

La Commissione Europea ha recentemente pubblicato una relazione intermedia per monitorare il percorso verso il traguardo del 2030, anno entro il quale l'UE si è impegnata a dimezzare il numero di morti e feriti gravi. Sebbene il 2024 abbia fatto registrare una lieve flessione con 19.900 vittime, ovvero il 2% in meno rispetto all'anno precedente, il ritmo attuale è giudicato insufficiente. Dal 2019 a oggi il calo complessivo è stato del 12%, un dato che però nasconde profonde divergenze tra i vari Stati membri. Attualmente, solo sette Paesi tra cui Belgio, Polonia e Lituania sono in linea con i target prefissati, mentre nazioni come l'Italia e la Francia mostrano miglioramenti solo marginali e altre, come l'Irlanda, vedono addirittura peggiorare i propri dati.