Quattro giorni dopo quel maledetto mercoledì pomeriggio, Caracas cerca faticosamente di tornare alla normalità. E' stata riaperta la metro e liberate le arterie principali. Tuttavia gli ospedali sono allo stremo, manca di tutto. Secondo l'Unicef sono circa 680mila bambini che hanno bisogno di assistenza sanitaria. Il bilancio provvisorio dei morti è di fatto fermo a poco più di 1.400 (1.450 l'ultimo dato ufficiale), probabilmente solo perché i soccorsi stanno concentrando i loro sforzi per recuperare possibili sopravvissuti. Per estrarre dei cadaveri c'è purtroppo tempo. Ai bordi delle strade ci sono ancora tanti calcinacci, molti gli edifici lesionati e inagibili, ma la vita di tutti i giorni faticosamente muove i primi passi, soprattutto sulla spinta del governo, che sin dall'inizio ha cercato di lanciare messaggi rassicuranti alla popolazione.
Il primo segno tangibile è la ripresa in marcia di alcuni sistemi di trasporto nella capitale, ma anche a Maracaibo e Valencia. "Ci è stata concessa l'autorizzazione a riprendere le operazioni dopo un'analisi della situazione. Ci siamo occupati di garantire la sicurezza, valutando ogni rotaia, i tunnel e il sistema automatizzato", ha assicurato la ministra dei Trasporti, Jacqueline Faría.










