Il Venezuela prova a ripartire dopo il terremoto, ma deve fare i conti con un bilancio devastante. L'Unicef stima che 1,8 milioni di persone, tra cui 680.000 bambini, abbiano bisogno di assistenza umanitaria a seguito dei delle scosse. In collaborazione con il governo del Venezuela, il sistema delle Nazioni Unite e altri partner umanitari, l'Unicef ha attivato una risposta di emergenza potenziata, inviando personale aggiuntivo e mobilitando aiuti per raggiungere circa 650.000 persone, tra cui 234.000 bambini, con assistenza nei settori della salute, della nutrizione, dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari, della protezione dell'infanzia e dell'istruzione. Secondo le stime dell'organizzazione sono necessari 52 milioni di dollari americani per far fronte all'emergenza sismica, nell'ambito del più ampio appello 'Azione umanitaria per i bambini 2026' a favore del Venezuela, che ammonta a 137,6 milioni di dollari americani. L'Unicef ha già mobilitato circa 3,5 milioni di dollari americani dai propri fondi interni di emergenza.
Si continua a scavare alla ricerca dei dispersi. Due ragazzi di 11 anni sono stati tratti estratti vivi dalle macerie, a poche ore di distanza l'uno dall'altro. Un video mostra il primo ragazzo, identificato come Moises, mentre viene estratto dalle macerie contorte - con gli occhi coperti per proteggerli dal sole - tra gli applausi dei soccorritori. Ore dopo, la presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato il salvataggio di un altro undicenne e ha pubblicato su X un video che lo ritrae mentre viene trasportato in barella fuori da un'enorme catasta di detriti. A seguito dei terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 di mercoledì, le autorità hanno confermato almeno 1.430 morti. Decine di migliaia di persone risultano ancora disperse. Nella capitale, Caracas, è stata riattivata la metro. Segno di un tentativo di ripresa della quotidianità, mentre il Paese resta in ginocchio.










