Continua ad aggravarsi il bilancio del terremoto che ha colpito il Venezuela. Le autorità hanno aggiornato a 1.430 il numero dei morti e a 3.238 quello dei feriti dopo le due scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 che il 24 giugno hanno devastato soprattutto lo stato costiero di La Guaira e alcune aree della capitale Caracas.

Secondo il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodriguez, oltre tremila famiglie sono state colpite direttamente dal sisma, mentre decine di migliaia di nuclei familiari hanno già ricevuto una prima forma di assistenza. Dichiarazioni che provano a fermare le critiche sulla poca efficienza dei soccorsi nelle province delle grandi città.

Venezuela, oltre mille morti: macerie e fischi per Rodríguez

A preoccupare ora è soprattutto la dimensione umanitaria della crisi. L’Unicef stima che 1,8 milioni di persone abbiano bisogno di aiuti urgenti, tra cui 680mila bambini. Gli ospedali di La Guaira, Caracas, Carabobo, Aragua e Falcón hanno riportato danni gravi e alcune strutture stanno lavorando oltre la propria capacità, con conseguenze pesanti sull’assistenza ai feriti, ai bambini e alle donne incinte.

Migliaia di minori, avverte l’agenzia delle Nazioni Unite, non hanno un accesso sicuro all’acqua potabile. Nel solo distretto della Capitale risultano danneggiate 432 scuole, più di un terzo del totale, mentre gli edifici rimasti agibili vengono trasformati in rifugi temporanei per le famiglie sfollate rimaste senza casa.