Il concorso per 450 magistrati ordinari, tra le selezioni più rigorose e simboliche per l’accesso alla carriera giudiziaria, è stato scosso da un caso che ne mette a repentaglio la credibilità. Alla Fiera di Roma, durante le tre giornate di prove scritte dal 24 al 26 giugno 2026, si è consumata una frattura profonda tra i partecipanti e la commissione esaminatrice.

Al centro delle contestazioni c’è un sospetto clamoroso: il quesito di diritto penale sarebbe stato visibile già alla vigilia della prova. Secondo numerose testimonianze, mercoledì 24 giugno, mentre si svolgeva lo scritto di diritto civile, sul banco dei commissari sarebbero stati lasciati in evidenza i temi destinati al giorno successivo.

La voce si è diffusa rapidamente tra gli aspiranti magistrati, rimbalzando su gruppi WhatsApp con messaggi e screenshot che indicavano un argomento su “devastazione e saccheggio”. Una conferma indiretta è arrivata il 25 giugno: sebbene la busta estratta riguardasse la bancarotta fraudolenta, tra quelle predisposte ma non utilizzate figurava proprio il tema su devastazione e saccheggio.

Una coincidenza ritenuta dai concorrenti troppo precisa per essere ricondotta a una semplice previsione “papabile”, tale da tradursi in una denuncia circostanziata. La tensione è esplosa venerdì 26 giugno, durante lo scritto di diritto amministrativo. Un gruppo di candidati ha inscenato una protesta formale in aula, costringendo la commissione a riunirsi in disparte per oltre un’ora.