Gianni Alemanno apre il confronto con Vannacci sul futuro delle carceri: "La sicurezza si fa con la riabilitazione, non lasciando marcire le persone nel degrado"
Gianni Alemanno è appena uscito dal carcere e l'intervista di Gaia Tortora a Omnibus è la prima che rilascia in Tv.
Alemanno racconta la sua esperienza detentiva a Rebibbia, dove è finito a causa della revoca dell'affidamento in prova legato a una condanna a un anno e dieci mesi per traffico di influenze, un reato peraltro successivamente abolito.
Per un caso del destino, l'ex sindaco di Roma si è ritrovato nella stessa identica cella in cui era stato rinchiuso quarant'anni prima, nel 1982, per militanza politica. Rispetto ad allora, ha trovato una situazione completamente devastata dal sovraffollamento, con l'istituto romano che viaggia sul 160% delle presenze. Durante la detenzione ha tenuto dei diari, poi pubblicati in un libro insieme al compagno di cella Fabio Falbo, per denunciare le condizioni inimmaginabili e da "terzo mondo" delle carceri italiane.
Alemanno critica duramente la deriva burocratica del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP) e della magistratura di sorveglianza, colpevoli di frenare i percorsi di reinserimento e di ignorare i bisogni minimi dei detenuti, come dimostra il mancato utilizzo di ventilatori e attrezzi sportivi donati e rimasti bloccati nei magazzini.










