Ho seguito in questi giorni la polemica sul cinema Metropolitan. Senza capirne fino in fondo obiettivi e contorni. Polemica in ogni caso legittima. Perché quando una sala storica viene snaturata, quando un luogo di cultura rischia di diventare l’ennesimo esercizio commerciale, non si può far finta di nulla. Colpisce però un dettaglio. In questa discussione, molto social, si parla molto del sindaco Gualtieri, delle forze progressiste romane, delle divisioni della sinistra, dei festival, delle arene, dei rapporti tra politica e cultura. Si parla di tutto, insomma. Tranne dell’essenziale: della destra che governa la Regione.
Ed è curioso. Anzi, quasi geniale: un delitto urbanistico, quello del Metropolitan, con il principale indiziato che esce di scena al primo atto, mentre tutti litigano sulle luci di sala. Perché, in realtà, sulla trasformazione del Metropolitan pesano responsabilità precise: un cambio di destinazione d’uso avviato nel 2019 dall’ex Sindaca Raggi e, soprattutto, un intervento normativo del 2025 con cui la destra regionale ha riaperto la strada a questa operazione. La Regione Lazio governata da Francesco Rocca e da Fratelli d’Italia non è un passante distratto in questa sceneggiatura. È uno dei protagonisti della vicenda. Lo dico perché c’ero.








