Il degrado delle batterie delle auto elettriche continua a rappresentare uno dei principali dubbi per chi sta pensando di acquistare un modello a zero emissioni, soprattutto sul mercato dell’usato. La paura che l’accumulatore perda rapidamente capacità è ancora molto diffusa, ma i dati reali raccontano una storia più articolata.
Non esiste una regola valida per ogni vettura, perché il decadimento della batteria dipende da numerosi fattori: tecnologia delle celle, stile di guida, frequenza delle ricariche rapide, condizioni climatiche e modalità di utilizzo. Tuttavia, gli esperti osservano da tempo una tendenza comune: la perdita di capacità è generalmente più evidente nei primi anni di vita della batteria e tende poi a rallentare.
Tesla Model Y: il test dopo tre anni
Un esempio concreto arriva da una Tesla Model Y Standard Range equipaggiata con batterie LFP (Litio-Ferro-Fosfato) prodotte da CATL e con una capacità nominale di 60 kWh. L’attuale proprietario ha acquistato il SUV quando aveva già percorso circa 55.000 chilometri e ha deciso di verificare immediatamente lo stato di salute dell’accumulatore attraverso un test dedicato.
Il risultato ha evidenziato una capacità residua del 92%, equivalente a un degrado dell’8% rispetto al valore originale. Una percentuale che, a prima vista, potrebbe sembrare elevata considerando i circa due anni di vita della vettura. Dopo aver utilizzato l’auto per altri 25.000 chilometri, raggiungendo così gli 80.000 km complessivi, il proprietario ha ripetuto la stessa verifica.









