La vera contraddizione dell’amicizia tra Russia e Cina? L’asimmetria tra il breve ed il più lungo periodo. Nel primo tempo gli interessi convergono. Ma nel secondo tutti i vantaggi sono a favore di Pechino. L’analisi di Gianfranco Polillo
“La Cina è vicina” ammoniva Marco Bellocchio in un vecchio film del 1967. L’anno prima della contestazione studentesca. Nella trama un giovane maoista riusciva a far fallire la manifestazione finale di due esponenti della sinistra tradizionale. Compromessi fino alla radice dei loro capelli con le pratiche poco edificanti di un potere piccolo borghese. Negli anni dell’immaginazione al potere tutto sembrava possibile. Oggi un po’ meno. L’ombra di quella nuova potenza incute timore ed invita alla prudenza.
Non è solo il G7 ad interrogarsi su una presenza internazionale sempre più ingombrante. Ad oriente l’idea stessa di “un’amicizia senza limiti”, quale quella teorizzata tra i due vecchi (ma non troppo) alleati del blocco socialista, sembra sempre di più una pura fantasia. Lo era stata ai tempi di Mao e di Brezhnev, lo è oggi tra Putin e Xi Jinping al di là dei balletti di reciproca convenienza. Almeno a giudicare dal Kiel Report: il centro specializzato di Stoccolma, che si occupa dei grandi problemi legati alla geopolitica.






