I tifosi della Germani Brescia depositano una corona funebre davanti alla sede di San Zeno, dove ha parlato il patron Mauro FerrariRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguici"Non ho assi nella manica. Tuttavia è cosa giusta e buona mettere a disposizione delle istituzioni due titoli di B1 e due di A2 da acquisire per proseguire a fare basket nella nostra città". Una piccola luce, nella tenebra del basket bresciano. La drammatica conferenza stampa di Mauro Ferrari a San Zeno, che chiude la decennale storia di Pallacanestro Brescia in Serie A, passa per una manifestazione d’intenti: comprare un titolo, devolverlo al Comune e poi concederlo a costi irrisori a una NewCo cittadina. "Mi metto io a disposizione per l’acquisizione di un titolo sportivo, con anche un title sponsor serio a disposizione per ripartire. Può garantire tranquillamente la B1, e con soci di NewCo la A2".
Una via di mezzo tra addio e continuità: "Da lunedì bisogna sedersi intorno a un tavolo per decidere come proseguire il basket in questa città. Mi metto a disposizione, poi mi defilo". La conferenza, però, nasce dentro un clima durissimo. Ferrari arriva nella sede di San Zeno dove sono presenti le forze dell’ordine, accolto da fischi e insulti. "Buffone, buffone", urlano alcuni tifosi, altri appoggiano a terra una corona funebre. La replica è immediata: "Questo è lo sport. Pensate a chi deve venire dopo. Poi ci chiediamo perché a Brescia sparisce lo sport. Questa è l’immagine che diamo senza neanche sapere quello che devo dire?". Il patron rivendica dieci anni di investimenti e risultati, ricordando la crescita del club dal 2016, il momento critico del 2020 e il sostegno ricevuto anche da Gianni Petrucci. "Ho fatto sforzi economici importanti, prelevato giorni al mio lavoro e alla mia famiglia, capitali per circa 30 milioni impegnati in dieci anni".










