Inaccettabile. Sprovvisti di aria condizionata a penare il caldo record di questi giorni sono gli ospiti della Rsa di Galantara a Trebbiantico, in gran parte anziani debilitati. Pesaro, come il resto d’Italia è nella morsa di calore sahariano: ovunque si boccheggia per un’ondata eccezionale, con picchi superiori ai 40 gradi, ma a tutela delle "persone allettate – testimonia Anna Articoni, nuora di una 86enne ricoverata al terzo piano della struttura sociosanitaria – non c’è riguardo. Se si pensa di affrontare la situazione attuale con dei piccoli ventilatori sparsi qua e là è assurdo".

Articoni, prima di scrivere al Carlino ha inviato all’amministrazione sanitaria una lettera affinché siano presi provvedimenti adeguati alla situazione, oggettivamente, in emergenza. "Intendo segnalare con massima urgenza e profonda indignazione la situazione di grave sofferenza in cui versano gli ospiti della Rsa di Galantara a Pesaro, in località Trebbiantico – ribadisce Articoni –. Le persone ricoverate nel reparto di mia suocera sono in gran parte anziani debilitati che, a causa delle temperature estive insostenibili e della totale assenza di un impianto di aria condizionata funzionante, stanno soffrendo enormemente". Dalle finestre spalancate entra un caldo torrido e per far circolare l’aria gli operatori si affidano a piccoli ventilatori elettrici. "Ma il risultato è assolutamente insufficiente – testimonia Articoni –. Secondo noi parenti la questione andrebbe affrontata diversamente tenendo conto che l’afa di questi giorni sta minando seriamente il già precario stato di salute delle persone ricoverate a Galantara. Non ci vuole un medico per comprendere le difficoltà a cui sono esposti i nostri congiunti: perché è necessario esporre i nostri cari a rischi di disidratazione e a colpi di calore? Sinceramente non concepisco questo approccio e lo trovo disumano. Tanto più che mia sucera e gli altri pazienti si trovano in una struttura che dovrebbe garantire cura, protezione e dignità. Per le complicate condizioni ambientali – continua Articoni – anche le attività di fisioterapia, mobilizzazione e recupero funzionale risultano molto difficoltose". A subire sono anche gli operatori sanitari. "Certo – conclude Articoni –. Infermieri e operatori socio sanitari sono costretti a turni in un ambiente surriscaldato: credo sia estenuante. Credo anche che la mancanza di climatizzazione, in una struttura sanitaria e assistenziale nel 2026, non sia un semplice “disagio”, ma una grave inadempienza nei confronti del diritto alla salute di persone fragili e non autosufficienti".