TREVISO - Anziani lasciati al caldo nelle case di riposo. I Nas dei carabinieri sono intervenuti anche nella Rsa di Follina per verificare le temperature all’interno della struttura. Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le proteste da parte del personale e dei familiari degli ospiti. Fino alla segnalazione ai carabinieri. Nel centro servizi si è corsi ai ripari installando dei condizionatori portatili. Ma a quanto pare non è ancora sufficiente.

«Soprattutto nelle camere e nei corridoi ai piani più elevati - riferisce uno degli addetti in servizio nella casa di riposo - anche noi lavoratori siamo in difficoltà». In questo periodo tutte le strutture sono chiamate a combattere contro il caldo record. E mitigare le temperature non è sempre facile. Le richieste Per la Fp Cgil di Treviso ormai non bastano interventi provvisori, ma servono interventi strutturali per garantire il raffrescamento. «Abbiamo segnalazioni di temperature oltre al limite sia da Rsa che da alcuni servizi dell’Usl e da uffici di Comuni - rivela Sara Tommasin della Fp Cgil - i protocolli anti-caldo da soli non abbassano le temperature. La verità è che per anni si è scelto di rimandare gli investimenti, accontentandosi di manutenzioni tampone su edifici e impianti ormai al limite. Oggi il conto è arrivato». «In troppi edifici pubblici, ospedali, strutture socio-sanitarie, case di riposo, Comuni, d’estate si soffoca e d’inverno si trema dal freddo. Chi lavora lo sa. Chi è ricoverato lo vive sulla propria pelle - incalza - la salute e la sicurezza non possono dipendere dalla fortuna o dalla capacità di un impianto vecchio di "fare quello che riesce". Continuare a parlare di tutela senza investire nelle strutture significa fare propaganda, non prevenzione». Un punto di vista condiviso anche dal sindacato dei pensionati. «Molte strutture del nostro territorio, in particolare quelle più datate, si sono trovate impreparate nell’affrontare settimane di temperature così elevate - dice Massimo Messina, segretario dello Spi Cgil di Treviso, chiedendo anche alla Regione dei finanziamenti ad hoc - serve pragmatismo da parte di chi gestisce le residenze per anziani, con interventi immediati, presidi e adeguata assistenza, e dobbiamo altresì guardare a investimenti strutturali per le estati future». L'esposto Lo scorso giugno i Nas avevano già fatto un sopralluogo, sempre per il nodo temperature, anche in un’altra casa di riposo dell’hinterland di Treviso. La figlia di un’anziana si era rivolta ai carabinieri lamentando il fatto che nella camera della madre si arrivava a 33 gradi. La questione è già sfociata in un esposto in Procura. Nel frattempo, però, dal centro servizi per anziani fanno sapere che le misurazioni effettuate dai Nas e dall’Usl non hanno evidenziato anomalie, arrivando a registrare temperature di poco superiori a 27 gradi. «La stragrande maggioranza delle strutture in questo momento sta affrontando il problema del caldo, riuscendo a contenerlo, come confermano anche le richieste dei Comuni di accogliere cittadini nei locali climatizzati», spiega Roberto Volpe, presidente di Uripa, l’unione regionale istituzioni e iniziative pubbliche e private di assistenza. Nelle ultime ore ha fatto il punto della situazione anche con la stessa casa di riposo al centro dell’esposto in Procura. «Abbiamo acquisito le dovute informazioni - conclude Volpe - e dalle rilevazioni dei Nas e dell’Usl emerge che nel caso specifico le temperature erano perfettamente in linea con i parametri previsti». Resta il fatto che la famiglia ha deciso di rivolgersi a un legale, fino alla decisione di presentare l’esposto.