HomeRiminiCronacaLo sfogo di Eleonora: "Sbagliato riaprire i locali dei Moretti. Una piaga ancora viva"La superstite dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana sostiene la petizione che ha già raccolto 16mila adesioni. L’appello alle autorità: nessuna ripresa delle attività riconducibili agli indagati per il rogo.L’inizio dell’incendio al Les Constellation di Crans-MontanaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciTommasini"Sapere che strutture riconducibili alle persone indagate potrebbero riaprire è insopportabile per noi vittime". Sono parole cariche di dolore quelle affidate ai social da Eleonora Palmieri, la 29enne di San Giovanni, sopravvissuta al devastante incendio che nella notte di Capodanno ha trasformato il locale Les Constellation di Crans-Montana in una trappola mortale, provocando 41 vittime e 115 feriti. Un messaggio che riaccende il dibattito dopo le indiscrezioni sulla possibile riapertura di due attività riconducibili ai coniugi Moretti, il Senso di Crans-Montana e Le Vieux Chalet di Lens, mentre l’inchiesta giudiziaria è ancora in corso. Lo sfogo di Palmieri arriva mentre cresce la mobilitazione internazionale contro questa eventualità.
La petizione promossa dai familiari delle vittime svizzere ha infatti raggiunto quota 16mila firme, raccogliendo il sostegno non solo dei parenti di chi ha perso la vita nel rogo, ma anche di molti dei feriti italiani ricoverati nei mesi scorsi, oltre a cittadini e rappresentanti delle istituzioni. "Non chiediamo alla giustizia di condannare nessuno prima del processo – scrive Palmieri –. La presunzione di innocenza è un principio che rispettiamo. Ma anche la decenza è un principio, così come il rispetto dei morti e la discrezione davanti a 41 bare e 115 feriti". È questo il concetto che rappresenta anche il cuore della raccolta firme: non una richiesta di anticipare il giudizio dei tribunali, bensì un appello alla responsabilità morale di tutti i soggetti coinvolti. Nel documento, i promotori ricordano come quella tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 fosse una notte di festa per centinaia di persone provenienti da diversi Paesi, trasformata invece in una tragedia che ha segnato decine di famiglie. A distanza di mesi, sottolineano, restano ancora aperte numerose domande sulle cause dell’incendio e sulle eventuali responsabilità, mentre i procedimenti giudiziari proseguono. Per questo motivo i firmatari ritengono inopportuno che attività direttamente collegate agli indagati possano riprendere normalmente il proprio lavoro prima della conclusione delle indagini. "Non si riaprono le porte al pubblico quando la giustizia non ha ancora chiuso il fascicolo. Non si riprende il corso degli affari quando le famiglie stanno ancora aspettando di capire come siano morti i loro cari", continua Eleonora.








