«Sapere che strutture riconducibili alle persone indagate potrebbero riaprire è insopportabile per noi vittime». C'è tutta l'amarezza e il trauma di chi è scampato all'inferno nelle parole di Eleonora Palmieri. La ventinovenne di San Giovanni è una delle passeggere della tragica notte di Capodanno, quando il locale Les Constellation a Crans-Montana si è trasformato in un rogo letale, costato la vita a 41 persone e il ferimento di altre 115. Le sue riflessioni, affidate ai social, arrivano come un fulmine a ciel sereno dopo i rumors sul possibile ritorno in attività di due storici locali legati ai coniugi Moretti: il Senso (sempre a Crans-Montana) e Le Vieux Chalet di Lens. Una prospettiva che ha sollevato un'ondata di sdegno internazionale mentre i magistrati stanno ancora lavorando per fare luce sul disastro.
Lo sfogo In uno sfogo accorato rilasciato al Resto del Carlino, la giovane ha voluto precisare la linea dei familiari e dei superstiti, che non cercano vendette sommarie ma dignità. «Non chiediamo alla giustizia di condannare nessuno prima del processo – scrive Palmieri –. La presunzione di innocenza è un principio che rispettiamo. Ma anche la decenza è un principio, così come il rispetto dei morti e la discrezione davanti a 41 bare e 115 feriti». Questa presa di posizione ricalca perfettamente lo spirito della massiccia petizione transfrontaliera che ha già superato le 16mila adesioni. Un coro unanime che unisce le famiglie delle vittime svizzere, i feriti italiani reduci da lunghi mesi di ospedale, comuni cittadini e rappresentanti istituzionali.Il focus della raccolta firme è un richiamo all'etica, non un'interferenza con le aule di tribunale. Il documento fa rivivere il dramma di quella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, quando un evento di festa per centinaia di giovani si è mutato in catastrofe. Con le indagini ancora in pieno svolgimento e troppi punti interrogativi sulla dinamica del rogo, i firmatari considerano inaccettabile un ritorno alla normalità commerciale per chi è sotto la lente d'ingrandimento della Procura. «Non si riaprono le porte al pubblico quando la giustizia non ha ancora chiuso il fascicolo. Non si riprende il corso degli affari quando le famiglie stanno ancora aspettando di capire come siano morti i loro cari», incalza Eleonora.L'istanza si chiude con un appello formalelle autorità cantonali e federali elvetiche, ma chiama in causa l'intera filiera: proprietari delle mura, locatori e partner commerciali. A tutti viene chiesto di congelare ogni progetto di gestione o riavvio delle attività legate agli indagati fino alla sentenza definitiva. Un passo indietro economico che, per i promotori, rappresenta l'unico modo per onorare la memoria di chi non c'è più e mostrare rispetto verso chi cerca ancora la verità.Sedicimila firme per la dignità Il profitto non può cancellare il dolore: è questo il messaggio politico e umano impresso nelle oltre 16.000 firme raccolte contro la riapertura dei locali legati alla gestione Moretti. La petizione, nata su impulso dei parenti delle vittime svizzere del Les Constellation, ha rapidamente travalicato i confini nazionali, trovando sponda nei sopravvissuti italiani e in una vasta rete di solidarietà istituzionale.Il testo non punta il dito contro i diritti della difesa, ma rivendica una tregua morale. Prima di riaccendere le insegne dei locali vicini agli indagati, dicono i firmatari, è doveroso attendere i verdetti della magistratura. Si tratta di un atto dovuto per le 41 vittime, i 115 feriti e i loro cari, rimasti intrappolati in un incubo nella notte di Capodanno 2026. Ora la palla passa alle autorità svizzere e ai partner privati del settore immobiliare, messi di fronte a una scelta che supera i bilanci aziendali e interroga direttamente la coscienza collettiva.








