Bologna, corsa senza tempo

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La società che gestisce l’Rcf Arena replica all’ex direttore artistico di Hellwatt: "Insinuazioni denigratorie". Poi risponde al promoter di Barley Arts: "La sua proposta era irricevibile e ha violato la riservatezza".

C.Volo passa al contrattacco e annuncia azioni legali dopo le accuse dell’ex direttore artistico dell’Hellwatt Festival, Victor Yari Milani, e di Claudio Trotta, storico promoter musicale fondatore di Barley Arts. Slitta di nuovo il piano del confronto senza che i toni si abbassino: dalla crisi industriale e reputazionale si passa al braccio di ferro legale. La società respinge frontalmente le parole di Milani sulla genesi del pasticciaccio del festival, definendole "accuse denigratorie e insinuazioni... gravemente diffamatorie e del tutto prive di fondamento", pronunciate con la "consueta intollerabile disinvoltura". E annuncia una richiesta di "risarcimento dei danni assai consistenti". Non solo. Dato che Milani ha dichiarato di avere le carte in mano, la società rincara: "Non è mai stato socio, ma solo collaboratore esterno, con rapporto interrotto a inizio maggio. Saranno verificate autenticità e liceità di eventuali documenti in suo possesso". L’ex direttore artistico, poi "allude con voluta malizia a rapporti di favore tra C.Volo" e il Pd "per la festa dello stesso", "preannuncia rivelazioni clamorose senza riferirsi a contenuto alcuno", e "insinua sospetti generici e interpretazioni complottistiche prive di ogni connessione logica o giuridica sul provvedimento del Prefetto 29 maggio, che ha determinato il divieto di svolgimento dei concerti di Kanye West e Travis Scott", rispetto a cui C.Volo precisa di "avere valutato fin da subito l’ipotesi di ricorso al Tar". Insomma, Milani avrebbe approfittato della "policy di sobrietà nella comunicazione e dell’obbligo di non divulgare informazioni riservate aziendali" per sparare accuse senza prove. Azioni legali sì, ma ragionamenti differenti rispetto a Trotta che venerdì ha rivelato di aver avanzato una proposta alla società per la gestione della Rcf Arena. Non la si nega, ma la si definisce "irricevibile". Non una replica di rito, quella della società oggi partecipata al 93% da Coospervice, ma una dichiarazione di guerra: le dichiarazioni di Trotta vengono definite "diffamatorie e prive di fondamento". Il punto di rottura è che Trotta ha affermato: "Nei giorni scorsi ho fatto a Coopservice una proposta di gestione futura della venue, e mi hanno detto: ‘Allo stato non ci pare vi siano le condizioni per un incontro’". Da qui un giudizio pesantissimo su quanto sta accadendo a Reggio dopo il naufragio del mega festival: una pagina "raccapricciante e imbarazzante" della musica live italiana. Parole che hanno determinato una risposta netta dalla C.Volo (presieduta da Andrea Cattini, nella foto), già messa sotto pressione dal fallimento del festival. "Trotta – spiega la società – non solo ha proposto di impossessarsi letteralmente dell’Arena in sostanziale esclusiva a costo zero, ma, per di più, ha richiesto (una non meglio definita) estromissione totale di C.Volo, che è la concessionaria dell’area pubblica e quindi, di diritto, non può uscire completamente di scena, a rischio di revoca della concessione" di Enac, l’Ente nazionale aviazione civile competente su tutta l’area demaniale del Campovolo. "Un’ipotesi tecnicamente inaccettabile". Inoltre Trotta indica nella coop il destinatario della proposta bocciata. C.Volo contesta: "È un’evidente forzatura. Coopservice è socia, ha rappresentanti negli organi societari, partecipa agli incontri come gli altri soci, ma mai ha manifestato un interesse o esercitato un potere decisionale diretto sulle scelte di C.Volo". Una precisazione politica più che sostanziale, nel momento in cui la coop è oggi il baricentro dell’Arena. La società infine imputa a Trotta di avere "violato la riservatezza che egli stesso ha richiesto" e di aver "espresso giudizi generalizzati e fortemente", non solo verso C.Volo ma anche contro "l’intero sistema territoriale, reggiano e addirittura regionale, coinvolgendo indistintamente tutti gli attori politici, opposizioni comprese". Per questo, la società si prepara a conferire mandato ai legali per "analizzare l’accaduto" e contrastarlo "in ogni sede competente". Infine una domanda maliziosa su quali siano i "motivi possano spingere un manager affermato a bruciare la sua reputazione, trascinando con sé anche la sua società Barley Arts".