Si pensa alla procedura accelerata per i grandi investitori. La mossa per apparire neutrali. Rischi per gli equilibri dell’Opas
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Il Mef uscirà dal capitale di Monte dei Paschi, ma attenderà la «finestra di mercato più opportuna», in modo da «massimizzare l’incasso». Così aveva detto lo scorso 18 giugno il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, spiegando che non c’era alcuna fretta. Eppure, secondo indiscrezioni raccolte dal Giornale, il Tesoro sarebbe già pronto a mettere in vendita il suo pacchetto ancora detenuto nel capitale della banca senese che si è ridotto al 4,86% per un controvalore teorico di circa 1,6 miliardi. Oltre alla tempistica, considerando le parole di Giorgetti di pochi giorni fa e il fatto che sul mercato non si esclude ancora un possibile rilancio del prezzo proposto dall’Opas, a sorprendere è la modalità con cui il Mef intenderebbe cedere la sua quota: ovvero con una procedura accelerata di raccolta ordini, la cosiddetta Abb (acronimo di Accelerated Book Building). Si tratta di un’operazione di solito rivolta principalmente a investitori istituzionali che, se le indiscrezioni verranno confermate, potrebbe presentare alcune criticità. Giorgetti ha assicurato che il ministero avrà una posizione di «neutralità» sul consolidamento in corso che verrebbe comunque garantita con l’obiettivo di valorizzare al meglio la partecipazione, prendendosi il tempo necessario per valutare tutte le opzioni disponibili come prevede una vera operazione di mercato. Il mettere in piedi in questo momento una procedura accelerata potrebbe essere interpretata come un disimpegno frettoloso e non come una valutazione razionale delle mosse alternative.Quali? Ad esempio, potrebbe essere sondata la disponibilità delle fondazioni bancarie a partecipare al collocamento, oppure quella di Unipol per un possibile razionale dell’investimento nell’ambito dell’accordo di cessione delle filiali, o il coinvolgimento investitori istituzionali già azionisti di Intesa. O addirittura si potrebbe pensare alla stessa Bpm, un investimento alla sua portata.Mosse che sarebbero comunque viste come più “neutrali” rispetto a una procedura che è stata già seguita nel collocamento del novembre 2024 - finito oggetto di indagini da parte della magistratura milanese - con cui il Mef aveva ceduto in pochi minuti il 15% delle azioni Mps (rilevato da Delfin, dal Gruppo Caltagirone, da Banco Bpm e da Anima). Seguendo la solita strada, insomma, il ministero rischia di apparire come l’arbitro che scende in campo anche con la maglia di giocatore.Intanto, Intesa Sanpaolo ha mosso un importante passo procedurale nel suo tentativo di scalata a Mps. Ieri il gruppo guidato da Carlo Messina ha annunciato il deposito del documento d’offerta alla Consob, un passaggio possibile solo dopo aver completato l’iter autorizzativo presso tutte le autorità di vigilanza coinvolte, ovvero Bce, Bankitalia, Ivass per il coinvolgimento di Generali nell’operazione, Antitrust e comitato Golden Power, passaggio necessario per riuscire a completare la scalata. E poi bisogna ottenere l’ok dalle autorità in tutte le giurisdizioni fuori dall’Italia, dove sono presenti Montepaschi e Generali. I prossimi passaggi sono già tracciati: l’offerta dovrebbe andare sul mercato tra ottobre e novembre di quest’anno, per poi concludere il periodo di adesione a dicembre. Nel frattempo, Intesa convocherà per il 10 settembre l’assemblea degli azionisti che autorizzerà l’emissione di nuove azioni a servizio dell’Opas su Mps.










