«Gettare la spugna? Mai. La vertenza Natuzzi è troppo importante per cedere». I sindacati tornano al contrattacco dopo la comunicazione dell'azienda che dal 3 luglio ha deciso di smobilitare e, sia chiudere definitivamente lo stabilimento di Santeramo (Jesce 2), sia sospendere «temporaneamente» il sito su Altamura, Graviscella/Ps. Una decisione che impone a 668 dipendenti di smistarsi tra le fabbriche di Matera e Laterza. Un atto formale che tutti indistintamente giudicano «pericolosissimo» anche perché associata ad una delocalizzazione in Romania della produzione.
La mossa di Natuzzi che punta alla riorganizzazione, pur se attesa, è stata fulminante. Il giorno dopo le Rsu/Rsa e le segreterie provinciali e regionali di Puglia e Basilicata della Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, hanno confezionato una nota, non solo per cercare di bloccare il procedimento, ma soprattutto far capire che il prossimo incontro ministeriale del 30 giugno non sarà una passeggiata amichevole.
«Con riferimento alla nota informativa trasmessa il 26 giugno dalla Natuzzi spa, le organizzazioni provinciali e regionali di Puglia e Basilicata, unitamente alle Rsa/Rsu, confermando la propria presenza all’incontro convocato per il 30 giugno evidenziano come il contenuto della suddetta comunicazione stia determinando, tra le lavoratrici e i lavoratori interessati, un diffuso stato di preoccupazione, tensione e forte disagio in relazione alle prospettive occupazionali e organizzative prospettate – mettono nero su bianco -. Tale situazione rischia di compromettere il necessario clima di serenità all’interno dei luoghi di lavoro e di generare ulteriori elementi di incertezza in assenza del preventivo confronto sindacale già programmato. Per tali ragioni siamo ad intimare all’azienda di sospendere e/o astenersi da qualsiasi iniziativa – propedeutica e/o esecutiva - autonoma e unilaterale in merito alle chiusure e alle sospensioni delle unità produttive comunicate nella suddetta nota e al trasferimento di lavoratrici e lavoratori presso altre unità produttive, riservandosi ogni ulteriore iniziativa a tutela degli stessi e delle prerogative sindacali».













