ALBIGNASEGO (PADOVA) - Valentina Boscaro ha ucciso il fidanzato Mattia Caruso con una stilettata al cuore e quando lo ha fatto era stata provocata. Una ricostruzione, questa, che dalla tarda mattinata di ieri è scritta nella pietra dalla Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibili i ricorsi della procura generale di Venezia e dei familiari di Mattia Caruso sulla concessione dell'attenuante della provocazione riconosciuta alla mamma di 32 anni dal secondo processo in Appello, il 30 ottobre. I Supremi giudici hanno quindi stabilito che la pena da scontare per Valentina Boscaro sarà di 17 anni, una condanna che lei affronterà all'interno di un carcere femminile: l'ordine di carcerazione potrebbe arrivare nelle prossime ore, con ogni probabilità già entro domani la 32enne potrebbe entrare in un penitenziario.

Valentina Boscaro accusata dell'omicidio del fidanzato: la Cassazione conferma l'attenuante della provocazione I COMMENTI «Pur al cospetto di un'oggettiva tragedia sono state riconosciute le ragioni di chi, nel processo, si pensava avesse solo torto ha commentato l'avvocato Alberto Berardi, legale di Valentina Boscaro E pur avendo commesso un fatto di oggettiva ed enorme gravità alla fine di questo dibattimento sono emerse le ragioni che, purtroppo, lo hanno determinato e le è stato riconosciuta l'attenuazione ed è importante anche da un punto di vista morale. Lei come sta? Sa che dovrà affrontare una fase non facile della propria vita ma almeno è soddisfatta per il riconoscimento della situazione vissuta».Diversa la reazione dell'avvocata Francesca Betto, che con la collega Anna Desiderio ha assistito i familiari di Caruso: «È una cosa che loro avevano già riconosciuto e metabolizzato. Attenuante o meno, la sentenza sancisce che lei ha commesso un omicidio volontario. Nulla toglie al gesto né alla volontà di compierlo. Che siano 17 o 20 anni di condanna, nessuno ridarà a Rosa suo figlio né suo marito che si è ammalato ed è morto per questo. Per chi è coinvolto, almeno c'è una parola fine ad una vicenda che è stata lunga».Omicidio Caruso, la Procura ricorre in Cassazione: «Il processo a Valentina Boscaro è da rifare» LA VICENDA Era la mezzanotte tra il 25 e il 26 settembre 2022 quando la vita di Mattia Caruso si fermava a nemmeno 31 anni. Il suo omicidio era stato confessato dall'allora fidanzata Valentina Boscaro alcuni giorni dopo i fatti, ma nei momenti successivi alla scoperta del cadavere, quello della morte del giovane era stato un vero e proprio giallo. Gli investigatori avevano ricostruito che la sera del 25 settembre Mattia e Valentina l'avevano trascorsa insieme.Dopo aver cenato a casa di lei, in zona Montà a Padova, erano saliti sull'auto della donna alla volta del locale Laghi di Sant'Antonio, nella zona industriale tra Montegrotto e Torreglia. Avevano bevuto gin tonic dentro l'abitacolo della Mercedes Classe A di Valentina. Poi avevano trascorso nel locale circa tre ore. Alle 23.30 la coppia era uscita risalendo in auto: al posto di guida si era seduto Mattia, anche se non avrebbe potuto perché la patente in quel momento non ce l'aveva. Attraversata la zona industriale, tornando in direzione di Padova, appena due chilometri dopo la partenza, la Mercedes aveva accostato. Dalla portiera lato guidatore era uscito Mattia, stramazzando a terra in una pozza di sangue con la fidanzata inginocchiata che gli teneva la testa in grembo: questa la scena vista da un passante che aveva avvisato il 118 e aveva pensato a un'auto pirata.Valentina Boscaro, la lettera ai giudici dopo l'omicidio di Mattia Caruso: «Gli ho tolto la vita, ma temevo per la mia» LA SCOPERTA A mezzanotte e venti Mattia era arrivato in massima urgenza, al pronto soccorso di Padova. Lì la scoperta del ferimento con un unico colpo al costato. Nella tasca del suo giubbotto c'era un coltello a serramanico, ripulito dal sangue e richiuso. Dopo quattro giorni di depistaggi, la confessioni di Valentina: «Stavamo litigando, mi malmenava. Ho preso il coltello e l'ho colpito».