PADOVA - Nella pratica è una limatura di tre anni su quelli da scontare per aver ucciso il suo fidanzato con una coltellata al petto. Nella sostanza, la sentenza pronunciata nel tardo pomeriggio di ieri dalla Corte d’Appello di Venezia riscrive il contesto nel quale quell’omicidio è avvenuto perché riconoscendo l’attenuante della provocazione, i giudici di secondo grado dicono che Valentina Boscaro ha vissuto un incubo. Avranno novanta giorni da ieri per dire quale e per definirne i contorni ma la certezza è che Mattia Caruso provocava la sua fidanzata. L’effetto pratico del riconoscimento dell’attenuante – come a maggio aveva suggerito la Corte di Cassazione – è un colpo di scalpello al monte della condanna: dai 20 anni si passa ai 17 decisi ieri al termine di un’udienza infinita nell’aula bunker di Mestre, iniziata alle 9.30 con la requisitoria della procura generale – che per la 34enne aveva chiesto uno sconto di pena di un anno ma non il riconoscimento della provocazione subita – e terminata alle 18.30 con la lettura del dispositivo. Un pronunciamento che cambia solo il quantum della pena. L’accusa di omicidio volontario non era mai stata in discussione dopo che a maggio i Supremi giudici avevano confermato la sentenza di condanna per omicidio, chiedendo ai magistrati di Palazzo Grimani di approfondire quella che è sempre stata la tesi della difesa di Valentina, affidata ai penalisti Alberto Berardi e Renzo Fogliata, e cioè che la coltellata è arrivata al culmine di un rapporto condito da soprusi costanti.
Valentina Boscaro uccise il fidanzato Mattia Caruso, sconto di tre anni sulla pena: «Lui l’ha provocata»
PADOVA - Nella pratica è una limatura di tre anni su quelli da scontare per aver ucciso il suo fidanzato con una coltellata al petto. Nella sostanza, la sentenza pronunciata nel tardo...






