ROVIGO - Dal Polesine a Formentera: un percorso nato da una scelta istintiva a 21 anni e trasformato in una carriera costruita passo dopo passo nel mondo della ristorazione internazionale. Una decisione presa quasi d’impulso, ma che ha finito per diventare il punto di svolta di una vita completamente diversa da quella immaginata all’inizio. Oggi, Nico Antico gestisce locali sull’isola di Formentera, dove le stagioni scandiscono ritmi intensi e totalizzanti, tra lavoro continuo e grandi flussi di clientela. In questo equilibrio tra estate lavorativa e inverni trascorsi tra diverse esperienze all’estero, resta però saldo il legame con il Polesine e con Rovigo, dove sono rimaste le sue radici, gli affetti e una parte fondamentale della sua identità.
Quando hai capito che volevi lasciare il Polesine? «A 21 anni sentivo che il lavoro che facevo mi stava stretto: mi vedevo chiuso in ufficio e ho pensato che fosse il momento di rischiare. Così, senza conoscere niente e nessuno sono partito per Formentera dicendomi semplicemente: “Proviamoci”. Da lì è iniziato tutto».Ricordi il primo impatto con l’isola? «Indescrivibile. Non ero mai uscito davvero da Rovigo e ritrovarmi improvvisamente in quel paradiso è stato qualcosa di unico. Ho capito subito che quell’esperienza mi avrebbe cambiato».Qual è la differenza più grande tra vivere in Polesine e vivere a Formentera? «La differenza è abissale. Formentera è una bolla: vivi quasi senza accorgerti di quello che succede fuori e senti addosso un’energia incredibile. Il Polesine invece è una realtà completamente diversa, più tranquilla e abitudinaria».Cosa manca di più dell’Italia e di casa? «La cosa che pesa di più è essere sempre distante, sempre in viaggio. Casa resta casa: gli affetti e le persone più importanti sono in Polesine. A Formentera vai per lavoro e per il percorso che hai costruito, ma le radici restano in Italia».Hai mai pensato di tornare definitivamente? «A volte sì, ci penso. Però poi mi chiedo sempre: “Tornare a fare cosa?”. Oggi non vedo grandi prospettive in Italia e, sinceramente, non mi sembra che il Paese stia attraversando un periodo semplice né particolarmente promettente per il futuro».Di cosa ti occupi oggi esattamente? «Oggi gestisco due ristoranti sul lungomare e un chiringuito a Formentera. Sono attività che lavorano molto durante la stagione e arriviamo ad avere circa una cinquantina di dipendenti stagionali. Negli anni ho avuto la fortuna di trovare ragazzi davvero formidabili: educati, affidabili e con grande voglia di lavorare. Diventa pesante quando sbaglio le scelte sul personale: il lavoro non manca, ma è fondamentale avere le persone giuste. Se sbagli anche solo alcune scelte, la stagione può diventare molto più difficile. Sono fortunato perché ho tante conoscenze e spesso riesco a costruire buone squadre, ma a volte capita comunque di ritrovarsi con persone non adatte al contesto».Come sono i tuoi locali? «Sono locali semplici, come lo sono io: si mangia molto bene e di qualità, ma con un servizio adeguato e senza fronzoli. Non sono posti “fighetti”, ma luoghi autentici e accessibili».Dietro l’immagine paradisiaca dell’isola, qual è il lato meno raccontato del lavoro? «Per quattro mesi praticamente non esiste vita privata: si lavora senza sosta e devi mettere completamente da parte il tuo tempo personale. È un ritmo molto intenso».Se dovessi descrivere la tua vita oggi con tre parole, quali useresti? «Dura, bella, fortunata».Che consiglio daresti a un ragazzo che sogna di mollare tutto e trasferirsi all’estero? «Un’esperienza all’estero la consiglio a tutti, perché è qualcosa che ti forma davvero e ti fa crescere, sia professionalmente che personalmente. Ti insegna ad adattarti, a cavartela da solo e ad aprire la mente verso realtà diverse».Hai trovato quello che cercavi partendo dal Polesine? «Lavorativamente parlando sì, ho trovato quello che cercavo. Il posto che chiamo casa, però, è sempre rimasto a Rovigo, dove ho trovato anche l’amore. Sono molto felice e fiero delle mie radici, che continuo a portarmi dietro in tutto quello che faccio».C’è stato un momento preciso in cui hai deciso: “Resto qui”? «Sì, c’è stato un momento in cui ho capito che quella sarebbe diventata la mia base. Formentera però è un’isola profondamente estiva: d’inverno tutto si ferma e sei quasi “costretto” a spostarti altrove per lavorare. Quindi più che una scelta definitiva, è diventato un equilibrio tra stagioni e luoghi diversi».Se non facessi questo lavoro, cosa faresti oggi? «Sinceramente non so dove sarei oggi. Una cosa è certa: non avrei continuato a fare quello che facevo prima. Fortunatamente, vent’anni fa non ho ascoltato chi mi diceva di non partire: ho seguito il mio istinto».






