di

Federica Gabrieli

L'avventura di Nicolò Mandruzzato, 22 anni, in memoria del nonno morto sei anni fa e la raccolta fondi per l'hospice che lo ha curato: «Negli anni difficili dell'adolescenza la sua casa era il mio rifugio»

«Ce l’ho fatta, nonno. Sono arrivato». Quando Nicolò Mandruzzato pronuncia queste parole davanti al globo di Capo Nord, il vento artico soffia a raffiche e il termometro segna dodici gradi sotto zero. Ha il volto segnato dalla stanchezza, la moto malconcia, il corpo pieno di graffi. Per arrivare fin lassù ha attraversato mezza Europa, affrontato neve, pioggia, grandine, guasti meccanici e persino un incidente davanti a un hotel. Ma la sfida più difficile era un’altra: mantenere una promessa.

La promessa del nonno«Ti porterò a Capo Nord». Glielo aveva detto suo nonno Franco quando Nicolò era poco più che un ragazzino. Una promessa rimasta sospesa nel tempo e spezzata il 26 maggio 2020, il giorno in cui il nonno morì. Sei anni dopo, Nicolò, 22 anni, di Mogliano Veneto, nel Trevigiano, ha deciso di raccoglierla e portarla a termine da solo. Era partito il 9 maggio con un obiettivo preciso: raggiungere Capo Nord il 26 maggio, nell’anniversario della scomparsa del nonno. Non ci è riuscito. Troppi gli imprevisti lungo il cammino. Ma Nicolò non si è fermato. E così, dopo oltre 6.500 chilometri di sola andata, la sera del 29 maggio è arrivato ugualmente alla meta che inseguiva da anni. Quel viaggio, però, non parla soltanto di una promessa mantenuta. Racconta anche la storia di un ragazzo che per molto tempo ha dovuto fare i conti con il bullismo, la depressione e la solitudine.