MOGLIANO - Qualcuno li chiamerebbe "comuni immortali". Persone che, anche quando se ne vanno per sempre, trovano il modo di restare e di continuare a vivere dentro un gesto o una promessa. Per Nicolò Mandruzzato, 22 anni di Mogliano Veneto, il ricordo immortale del nonno vive dentro il casco di una moto, in una fotografia portata sempre con sé. Gli amici lo chiamano "Scania", come la marca dei camion, per la quantità di chilometri che macina ogni anno con la sua moto. E proprio su quelle due ruote, il 9 maggio, Nicolò è partito da casa e dopo quasi 11mila chilometri ha raggiunto Capo Nord per mantenere una promessa fatta al nonno, scomparso il 26 maggio 2020 dopo una malattia. I proventi del viaggio sono stati destinati all'hospice Advar Casa dei Gelsi, la struttura che lo aveva accompagnato negli ultimi momenti di vita.
Il racconto
«Questa avventura non l'ho fatta per me, ma per mio nonno - racconta Nicolò -. Capo Nord era solo la destinazione. Il vero traguardo era non dimenticare. Era una promessa, e le promesse si mantengono. Tutto è cominciato quando avevo 13 anni e guardavo molti video su Youtube di gente che faceva lunghi viaggi in moto. Da lì è nata la promessa con mio nonno che saremmo andati insieme fino a Capo Nord, la vita purtroppo non ce l'ha permesso». La preparazione per questo viaggio è durata quasi due anni tra percorsi, tappe, strade da fare e luoghi da vedere. Poi, come spesso accade nei viaggi, la realtà ha cambiato i piani. La pioggia, i costi, gli imprevisti, un navigatore rotto, l'attrezzatura da asciugare, la tenda allagata, la moto caduta perché il cavalletto aveva ceduto sull'asfalto ammorbidito dall'acqua e anche una piccola frattura a un dito. «Ci sono stati momenti in cui ero arrabbiato con il mondo. Mi è successo di tutto durante il viaggio - prosegue Nicolò -. Ma non ho mai pensato di mollare. Ero lì per un motivo preciso». Il viaggio è durato 28 giorni. Più di diecimila chilometri attraversando l'Europa, quasi sempre da solo. La solitudine, però, non gli ha pesato. Anzi, in certi tratti è diventata parte del viaggio. «Ci sono posti in cui ti fermi, spegni la moto e non senti più niente - racconta -. Non passa nessuno, non c'è rumore, sembra una camera del silenzio. All'inizio fa quasi strano, poi diventa bellissimo». Con lui, però, c'è sempre stato il nonno. Non solo nel pensiero ma anche nella fotografia dentro il casco. «La foto di mio nonno è sempre stata nel casco. Non l'ho portata solo per questo viaggio: è lì da quando ho fatto i primi giri in moto. In qualche modo è sempre venuto con me».









