Che cosa significa tornare a casa quando la casa non esiste più? È la domanda che attraversa La casa turca (Neri Pozza), romanzo d’esordio di Açelya Yönaç, autrice nata a Istanbul e cresciuta tra Turchia, Italia e Stati Uniti. Un esordio che affronta uno dei temi più caratteristici della letteratura contemporanea: l’identità di chi vive tra più mondi e non appartiene più completamente a nessuno di essi. La protagonista Yade, scrittrice che ha costruito la propria carriera raccontando figure femminili dell’Impero ottomano, torna a Istanbul dopo anni di assenza. Il pretesto è un premio letterario, la ragione profonda la ricerca del fratello giornalista scomparso. Ma il vero viaggio è quello dentro una città e un Paese che nel frattempo sono cambiati radicalmente. La Turchia che Yade ritrova non coincide né con quella dei suoi ricordi né con quella idealizzata nei suoi libri.

Yönaç utilizza questa vicenda privata per riflettere sulle fratture della Turchia contemporanea. Il confronto tra la protagonista e la giornalista Azra, che porta il velo, diventa il simbolo di una società divisa tra spinte laiche e religiose, tra aspirazione occidentale e rivendicazione di una propria specificità culturale.