AZZANO (PORDENONE) - La Procura vuole fare piena luce sulla morte di Pierre Mascarin, il 64enne di Azzano Decimo trovato senza vita nelle pertinenze dell’ospedale Santa Maria degli Angeli poche ore dopo essere stato dimesso dal Pronto soccorso. L’attenzione degli inquirenti è ora concentrata sulla ricostruzione delle ultime ore dell’uomo e di quanto accaduto tra le dimissioni e il tragico epilogo.

IL FASCICOLO Nella giornata di ieri l’avvocato Tomas Trevisiol, incaricato dalla famiglia, ha preso contatti con la Procura della Repubblica di Pordenone. Nel frattempo è stato aperto un fascicolo d’indagine per l’ipotesi di omicidio colposo e sono stati delegati ai primi accertamenti gli investigatori della Polizia di Stato, che dovranno ricostruire nel dettaglio ogni fase della vicenda. Tra i primi atti il sequestro della documentazione sanitaria relativa al ricovero del 64enne. Le cartelle cliniche saranno esaminate nell’ambito dell’inchiesta, mentre gli investigatori stanno raccogliendo tutti gli elementi utili a ricostruire il percorso seguito da Mascarin dopo l’uscita dal Pronto soccorso. Nelle prossime ore la Procura dovrà inoltre decidere se disporre l’autopsia, accertamento che potrebbe contribuire a chiarire le cause del decesso e gli ultimi istanti di vita dell’uomo. La decisione è attesa a breve.LO CHOC Intanto la famiglia continua a vivere ore di profondo dolore. La compagna, Sonia Bonfada, ancora sotto choc per quanto accaduto afferma: «Voglio che venga fatta chiarezza». Sonia era a casa quando ha ricevuto la tragica notizia. «Attendevo una sua chiamata per recarmi in ospedale, ma la telefonata non è mai arrivata. La chiamata è arrivata dalla Polizia che mi avvisava alle 5 di mattina che Pierre era stato trovato privo di vita vicino a due ambulanze. Sono sconvolta, per questo ho incaricato un avvocato», racconta. LA STORIA «Con Pierre ci conoscevamo da ragazzi, lui aveva 19 anni e io 7 - ripercorre così la loro storia d’amore - . Siamo stati fidanzati, e poi ci siamo persi di vista. Ha vissuto il trauma dell’abbandono della mamma, era piccolo. Una storia, tra solitudini e dolori familiari. Pierre ha poi vissuto con la seconda moglie del papà, non senza difficoltà. Una volta adulto, ha lavorato all’ex Gregoris, poi il servizio militare prestando servizio negli alpini a Tarvisio. Molto orgoglioso di esserselo, partecipava con grande entusiasmo a tutte le adunate». IL LAVORO Pierre parte per la Germania lavorando all’inizio per Roncadin (oggi Bofrost), qui ha conosciuto la futura moglie che li ha dato due figli. In Germania rimane per oltre 30 anni, una vita di serenità e tranquillità anche dal punto di vista economico. Gestisce dapprima una gelateria, una polveriera, poi per 22 anni lavora in una fabbrica che produceva ceramiche, in un paese vicino ad Hannover. Dopo alcuni anni si separa dalla moglie, si rivede con Sonia, e vanno a vivere insieme. Prima a Padova, poi a Polcenigo, ed infine ad Azzano Decimo. IL RICORDO «Stiamo insieme da 11 anni. Pierre era buono, premuroso non ha mai fatto del male neanche a una mosca - precisa Sonia -. A breve sarebbe diventato nonno per la seconda volta, era felice, stavamo pensando di organizzare un viaggio per andare in Germania. La nostra vita non è stata facile, entrambi invalidi per alcune malattie, Pierre era diabetico e aveva la cirrosi epatica. Pierre nonostante le incomprensioni e le difficoltà nella sua famiglia, aveva accudito fino alla morte il papà e la seconda mamma. Era davvero buono e sensibile».IL MALORE Ricorda Sonia le ultime ore trascorre con Pierre il martedì: «Un amico medico mi ha detto che probabilmente il suo malore, avuto una prima volta la mattina e poi la sera, in maniera più forte, è stato un attacco epilettico forte, forse collegato alle sue patologie croniche. Quando si è sentito male nella tarda mattinata stavo tornando dalla spesa, a mezzogiorno era svenuto, lo ho trovato sotto il tavolo in terrazza, pensavo al caldo. Ho preso paura, ho chiamato l’ambulanza, gli operatori mi hanno detto “forse è solo disidratazione. Le dia da bere acqua con dei sali minerali”, ma avevano insistito di portarlo al Pronto soccorso, lui non ha voluto».«Alla sera ha cenato leggero, con una caprese, poi ci siamo seduti per vedere la televisione -va avanti Sonia -. Pochi minuti dopo, un malore improvviso mai avuto prima, mi ha spaventata. Ho chiamato subito i soccorsi. Sono stati con me al telefono fino all’arrivo a casa, devo ringraziare questi operatori molto professionali. Nel mentre lo trasportavano in ambulanza, ho spiegato la situazione, con una mamma invalida non posso muovermi, così ho lasciato il mio contatto agli operatori. Credo che una volta giunto al pronto soccorso, sia stata affidato alle cure dei sanitari, che avranno effettuato gli accertamenti del caso». LE IMMAGINI «Non pensavo che dal Pronto soccorso - dice la compagna -, al termine delle visite, lo avrebbero dimesso all’una di notte, senza avvisarci. Certo ero preoccupata, ma non l’ho chiamato perché pensavo che fosse in reparto in buone mani, e lo avrei raggiunto alla mattina presto. Invece mi ha chiamato la questura alle 5 di mercoledì avvisandomi che avevano trovato il corpo del mio compagno nel parcheggio dell’ospedale. Credo che una volta uscito fosse in uno stato confusionale, per questo non sia riuscito a chiamare. Non lo so, certo il suo stato di salute in quel momento non era perfetto, le telecamere lo hanno ripreso mentre camminava, circa una ventina di minuti all’interno dell’ospedale prima del dramma». Ieri un via vai di persone si sono recate alla casa di via Fratte esprimendo vicinanza a Sonia.