AZZANO - «Vogliamo sapere cosa è successo, da quando è uscito dal Pronto soccorso fino a quando è stato trovato morto». Non si danno pace i familiari di Pierre Mascarin, 64enne di Azzano rinvenuto senza vita mercoledì alle 3.15 nelle pertinenze del Santa Maria degli Angeli. L’uomo era finito al pronto soccorso dopo un malore, ma non è più tornato a casa. La famiglia chiede che venga ricostruita l’intera sequenza dei fatti, dall’ingresso in ospedale fino al decesso e, tramite l’avvocato Tomas Trevisiol del Foro di Udine, ieri ha presentato denuncia in Procura a Pordenone.

LA SCOPERTA Mascarin era uscito dal Pronto soccorso di Pordenone all’una di notte dopo un ingresso per un malore in casa e una visita durata alcune ore. È stato trovato da una persona che passava in via Montereale, alcune ore dopo, alle 3.15, in un’area di sosta delle ambulanze nella parte storica dell’ospedale Santa Maria degli Angeli, oramai privo di vita. Secondo quanto riferito dai famigliari aveva delle carte in mano, forse quelle della sua visita in ospedale o le dimissioni (dato questo su cui non vi è certezza). L’azzanese risiedeva in via Fratte con la compagna Sonia e la mamma di lei. Era invalido, in attesa della pensione, nato a Parigi da genitori azzanesi.LE LUNGHE ORE L’uomo si era sentito male in casa martedì. Una prima volta nella mattinata e poi nuovamente la sera, in forma più forte. La mattina di martedì la suocera l’ha trovato svenuto in terrazza, mentre la compagna era andata a fare la spesa. Visto che non rientrava è uscita a cercarlo, trovandolo disteso, svenuto sotto il tavolo. Ha chiamato la figlia: «Guarda che Pierre sta male». Una volta a casa la compagna ha chiamato l’autombulanza, gli operatori giunti sul posto dopo una prima visita, avevano consigliato l’uomo un trasferimento al pronto soccorso per alcuni accertamenti. Nel frattempo Mascarin si era ripreso, ed aveva deciso di rimanere a casa. «Sembrava - racconta Luana la sorella della compagna - un malore dovuto al caldo, tanto da ricordargli di bere, di prendere i sali minerali, e di stare in casa». Ma per lui non era finita. Dopo la cena, insieme alla compagna e alla mamma di lei, mentre erano sul divano e guardavano la televisione, intorno alle 21.40, lui fa un verso, un rantolo, si girano e lo guardano: non rispondeva, era rigido, un malore forte. La compagna chiama subito l’ambulanza, gli operatori sono velocissimi, nel frattempo Mascarin si era ripreso, e, ancora una volta, non voleva saperne di andare in ospedale. Ma gli operatori, non sottovalutando la situazione, insistono e lo portano al pronto soccorso. La compagna lo tranquillizza: «Vai fai tutti gli esami, poi quando hai finito chiamami, è qualcuno verrà a prenderti». Ma quella telefonata ai familiari non è mai arrivata, né da lui e nemmeno dal Pronto soccorso. Ma è arrivata quella della Polizia alle 5 di mercoledì mattina alla compagna per avvisarla della morte dell’uomo. IL DOLORE Mascarin aveva una salute fragile, diabete e altre patologie, ma un malore così non era mai successo. Racconta Luana, la “cognata”: «Dal momento che è entrato al pronto soccorso, non lo abbiamo più sentito. Alle 5 in punto di mercoledì mattina la polizia ha chiamato mia sorella, comunicando che il suo compagno era stato trovato morto, tra due ambulanze. Allora io che abito a Roveredo, dico a mia sorella “vado io in ospedale». «Sono andata al Pronto soccorso ho chiesto di lui - prosegue -, non mi hanno detto niente, solo che non era lì, deve parlare con la polizia. Gli agenti mi hanno spiegato che l’hanno trovato privo di vita dietro al vecchio pronto soccorso, dove si trova la stradina a senso unico che gira attorno all’ospedale. Proprio nella curva c’è uno spazio per due ambulanze, lì è stato trovato. Dopo aver vagato per 20 minuti, questo mi è stato detto, non so in base a cosa».INTERROGATIVI «Forse era confuso, o si è sentito male. Non sappiamo se ha firmato per l’uscita, è tutto sequestrato - prosegue la donna -. Il fatto che se ne sia andato da solo, mi fa pensare che abbia firmato per uscire». «Era una buona persona, un alpino - ricorda - , un cuore grande, sempre presente agli eventi, aveva partecipato all’ultima adunata svolta a Pordenone. Per un lungo periodo ha abitato con mia sorella a Polcenigo, poi hanno scelto di stare accanto a nostra madre che ha bisogno di essere seguita, e sono venuti a vivere ad Azzano, in via Fratte». Poi Luana prosegue: «Davanti alla morte siamo impotenti, quello che è successo sembra un brutto sogno. Vogliamo sapere cosa è successo dal momento che è uscito dal pronto soccorso, da solo in piena notte, probabilmente in uno stato non cosciente. Perché nessuno ci ha avvisato che sarebbe stato dimesso?». La compagna Sonia scrive sui social parole commoventi: «Sono giorni di lutto per me, il mio amato alpino è andato presto, troppo giovane, con un nipote in arrivo che non conoscerà mai. Sto cercando una tua foto per l’epigrafe, mi assalgono mille ricordi e un nodo mi stringe alla gola. Riposa in pace Pierre rimarrai per sempre nel mio cuore».