«La sfida principale è trasformare l’innovazione farmaceutica in accesso reale, rapido ed equo per tutti i cittadini». Ugo Trama, dirigente della Regione Campania, responsabile delle attività legate alla politica farmaceutica, affronta il tema dell’innovazione e dell’accesso alle cure. Per il dirigente che si occupa dell’Health Technology Assessment, dei dispositivi medici e del monitoraggio dell’accesso alle terapie innovative, il punto di partenza non è solo la disponibilità dei farmaci ma «inserirli in percorsi appropriati, sostenibili e omogenei su tutto il territorio regionale». Quanto tempo passa tra l’arrivo di un farmaco innovativo ai benefici?

«Soprattutto in presenza di un bisogno terapeutico importante, la Regione lavora per rendere l’accesso il più rapido possibile. Attraverso il raccordo con la centrale di committenza e con le aziende sanitarie, si attivano tempestivamente le procedure necessarie affinché il farmaco possa essere disponibile nei percorsi assistenziali regionali». Come si fa a garantire che un paziente di Napoli o delle aree interne abbia le stesse opportunità di cura? «L’obiettivo non è mai stato quello di fare risparmio comprimendo l’accesso alle cure ma di governare meglio le risorse disponibili. Stiamo lavorando per rafforzare sempre di più la territorialità. Le Case di Comunità potranno diventare luoghi fondamentali per la presa in carico dei pazienti cronici e complessi, per la riconciliazione farmacologica, il deprescribing quando appropriato, il rinnovo dei piani terapeutici e una gestione più vicina al domicilio del paziente. Anche la telemedicina e i nuovi modelli di assistenza territoriale rappresentano strumenti decisivi». Come evitare differenze di accesso tra territori e strutture sanitarie? «La Regione sta lavorando su più livelli. Il primo è la digitalizzazione dei percorsi attraverso Sinfonia, poi il rafforzamento delle reti cliniche regionali, perché l’accesso ai farmaci innovativi deve avvenire secondo criteri condivisi e il monitoraggio costante dei dati. Gli obiettivi sono superare la frammentazione organizzativa e consolidare una vera rete regionale del farmaco e dell’innovazione, capace di mettere insieme competenze cliniche, programmazione sanitaria e governo della spesa». Come si trova l’equilibrio tra accesso e sostenibilità? «Cambiando prospettiva: non valutando il farmaco solo per il suo prezzo, ma per il valore che produce nel percorso complessivo di cura. È qui che l’Hta assume un ruolo centrale, perché consente di misurare l’impatto dell’innovazione sugli esiti clinici. La scelta non può essere semplicemente “spendere o non spendere” ma capire dove l’investimento genera valore reale». Quali vantaggi attraverso il Pnrr? «Il Pnrr rappresenta un’occasione importante per avvicinare la sanità ai cittadini, soprattutto ai pazienti cronici, fragili o complessi. Le Case di Comunità potranno diventare luoghi di presa in carico, orientamento e continuità assistenziale, non solo strutture fisiche». La Campania può diventare un modello nel portare cure complesse vicino al domicilio del paziente? «È l’obiettivo che la Regione si è posta. Ma questo non significa portare tutto fuori dall’ospedale. Significa distinguere bene ciò che deve restare nei centri specialistici da ciò che può essere gestito in modo più semplice e vicino al paziente. La Campania sta lavorando su questo modello».