Continuano a uscire i nuovi titoli della collana «Lo Scrigno del Bibliofilo», meritoriamente curata da Matteo Noja per le edizioni Biblohaus di Macerata, arricchiti dal testo originale a fronte. Dopo Duhamel, Sénac de Meilhan, Aveline e Claudel, è ora la volta di Paul Valéry di cui si propone, con traduzione e cura dello stesso Noja, Note sul libro e sul manoscritto e L’aspetto fisico del libro (pp. XVI-92, euro 25,00) che raccoglie alcuni saggi sul tema della bibliofilia e del collezionismo librario dell’autore del Cimetière marin. Il volumetto originale, contenente quattro contributi, uscì giusto cent’anni or sono con il titolo Notes sur le livre et le manuscrit, quale sesto numero della collana «Les livrets du bibliophile», curata da Claude Aveline per le Éditions A.A.M. Stols di Maestricht, mentre il saggio Le Physique du livre venne pubblicato fuori commercio dalla Librairie Auguste Blaizot di Parigi nel 1945, come prefazione a una monografia dedicata al rilegatore Paul Bonet, conosciuto anche per i cartonnages effettuati per Gallimard.

Molto interessanti le considerazioni fatte da Valéry sul libro concepito quale machine à lire, concetto a sua volta ripreso dalla machine à habiter, ovverosia la funzionale casa moderna teorizzata da Le Corbusier. Tornando all’aspetto fisico del libro, l’autore precisa: «Nulla conduce alla barbarie più sicuramente di un attacco esclusivo allo spirito puro. Si disprezzano gli oggetti e i corpi». C’è bisogno, dunque, del contatto diretto, materiale, con il libro che si offre ai sensi prima di consegnarsi al pensiero. Formato, carta, caratteri, inchiostro, impaginazione, diventano così elementi fondamentali di questa machine à lire che non ha niente di meccanico ma si configura, per usare le parole del curatore, «come un insieme di condizioni visive e tattili che rendono possibile un certo tipo di attenzione». Ricordiamoci che Borges si sentiva orgoglioso dei libri letti, non dei libri scritti. Valéry chiama in causa un aneddoto di Stendhal, contenuto in Rome, Naples et Florence, che descrive i crucci di Bodoni intento a comporre, nella maniera più adeguata, il titolo in un frontespizio: i caratteri vennero individuati dallo stampatore solo dopo un’estenuante ricerca durata sei mesi, suscitando l’ironia dell’autore di Le Rouge et le noir.