In giornate come queste, la rassegna stampa dei giornali filogovernativi è sempre molto interessante, soprattutto se si dispone delle coordinate per leggere fra le righe. È un bel po’ di tempo, ad esempio, che assistiamo a una curiosa oscillazione: ci sono giorni in cui si rimarcano le distanze “incolmabili” fra la proposta del generale Roberto Vannacci e il programma di governo del centrodestra; ce ne sono altri in cui un accordo sembra “possibile”, “probabile”, “fondamentale”; altri ancora in cui ci si gioca la carta della disperazione, spiegando (non si capisce bene a chi e perché) quanto sia stupido fare un favore alla sinistra e disperdere voti che sarebbero necessari per permettere a Giorgia Meloni di restare a Palazzo Chigi. Ciò accade per un curioso mix tra il normale racconto dei fatti, gli spin che arrivano dalle segreterie di partito e le aspettative/speranze di chi comunque rappresenta un punto di riferimento per un elettorato mai così confuso e potenzialmente diviso.

Come evidente, la mossa del generale, che solo pochi mesi fa giurava e spergiurava di non aver intenzione di fondare un proprio partito, ha scombussolato una partita che sembrava delinearsi in modo completamente diverso. E i leader del centrodestra si sono trovati oggettivamente impreparati di fronte a un potenziale enorme problema, nonché sorpresi dei riscontri dei sondaggi elettorali, che continuano a segnalare la crescita di Futuro Nazionale. In tanti hanno cominciato a fare calcoli, a riflettere sui possibili scenari, a ricostruire la catena di responsabilità che ha portato il generale a essere considerato un “fattore”, senza però riuscire a trovare sintesi soddisfacenti. Questo perché le incognite sono davvero tante ed è molto complesso prevedere conseguenze di scelte future o immaginare simulazioni di una qualche concretezza. Ammesso che qualcuno capisca cosa voglia fare davvero Roberto Vannacci, oltre la propaganda e le schermaglie tattiche. È vero, ad esempio, che i sondaggi segnalano un consistente trend di crescita di Futuro Nazionale. Ma, ci spiega una fonte interna alla maggioranza, queste sembrano essere interazioni deboli, piuttosto che reali adesioni a una proposta politica alternativa. Dalle prime analisi sui bacini elettorali potenziali, ci dice, si capisce come Vannacci faccia presa soprattutto fra l’elettorato di destra. Ora, a un primo sguardo ciò sembra essere un problema, ma bisogna considerare cosa accadrebbe nel caso di una polarizzazione radicale della contesa elettorale: nel caso Vannacci dovesse correre da solo, davvero questi elettori sceglieranno di regalare il Paese al campo largo? Senza considerare che la prova delle politiche richiede organizzazione sul territorio, forza economica, classe dirigente e proposta programmatica di spessore. Futuro Nazionale non sembra essere (ancora) in grado di camminare con le proprie gambe, in sintesi.