Prato, 27 giugno 2026 – “Una spiccata tendenza a piegare la volontà dei lavoratori dipendenti con qualunque mezzo disponibile”. La descrizione viene dalla Procura di Prato, all’esito di un’indagine per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro a carico di un imprenditore cinese. L’uomo è considerato il vero titolare di una confezione intestata a un altro soggetto, intestazione fittizia secondo chi indaga, ed è stato messo agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.

Cosa accadeva nella ditta cinese

Nella confezione cinese sono stati trovati ben sedici lavoratori in nero, dodici dei quali privi del permesso di soggiorno; circostanza della quale l’arrestato ha ammesso di essere a conoscenza, come ha spiegato durante l’udienza di convalida. Le telecamere hanno permesso di ricostruire la routine della nuova schiavitù, quella che permette di avere merce a prezzi bassissimi senza che nessuno, né chi commissiona né il cliente al dettaglio, si faccia troppe domande sul perché quel capo d’abbigliamento sia così economico.

Ebbene, le immagini hanno precisato che i turni di lavoro erano di 15-16 ore al giorno, per sei o sette giorni alla settimana. L’investigazione ha scoperto anche che le retribuzioni erano a cottimo, quindi variabili a seconda della complessità di produzione del capo, comunque tra i 40 centesimi e i 2 euro a pezzo.