La tarantola europea

Nella piccola cappella di San Paolo a Galatina in Puglia, nella notte tra il 28 e il 29 giugno del 1959, l’atmosfera è pesante di odori, un misto di afa e sudore, e di suoni, nel buio si levano gemiti e grida. È la festa dei santi Pietro e Paolo, ma per decine di donne giunte da tutti i paesi del Salento è anche il momento del rito: strisciano sul pavimento della cappella, si agitano, invocano il santo perché faccia loro la grazia di essere liberate dal morso della “taranta”. In mezzo a queste donne vestite di bianco e assistite dai loro familiari, tra il disagio di un’umanità sofferente e il ritmo ossessivo dei tamburelli, c’è anche una giovanissima antropologa romana: Amalia Signorelli.

Quella notte rappresenta uno dei momenti più intensi della spedizione multidisciplinare guidata dal grande antropologo e storico delle religioni Ernesto de Martino, per indagare il fenomeno del tarantismo pugliese. Una ricerca che avrebbe impresso una svolta nel modo di intendere il Mezzogiorno d’Italia e le sue antichissime tradizioni, e che sarebbe confluita in un libro seminale del Novecento: La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud (Il Saggiatore, 1961 - Einaudi, 2023).