Genova – Tutto, se così si può dire, è partito da un ragno. Un affarino piccolo così, giustamente temuto perché la sua è una puntura letale. La tarantola, o i suoi simili, quali Latrodectus o Vedova nera, già dal X secolo vivevano in Italia e nel Mediterraneo e, come spesso accade, da fatti naturali spaventosi, l’umanità trae reazioni artistico- culturale: «La pizzica, in questo caso. Una danza, che nata come curativa dalla puntura del ragno velenoso, e si è fatta rito. È un fenomeno culturale» spiega, a scanso di accuse di superstizione, Imma Giannuzzi, artista e ricercatrice salentina. La sua famiglia, tutti i Giannuzzi, sarà a Genova sabato 13 (dalle 18 alle 20.30) al PalaCep, con “Le tarantelle pizziche” nella rassegna (a ingresso libero) “Pelli popoli percussioni”. La rassegna è a cura di Echoart, il gruppo che da oltre 30 anni promuove la musica dal mondo attraverso il Festival del Mediterraneo (la 35° edizione sarà a settembre) e partecipando di nuovo al progetto per le periferie del Comune. “Pelli popoli percussioni” sarà un giro del mondo in sei appuntamenti musicali, a stimolare il dialogo tramite la percussione. Italia, Giappone, Germania e ancora Senegal, Burkina Faso, Mali parleranno di atavici canti, danzando e svolazzando costumi. «Nella taranta, il colore stimola la danza e quindi una guarigione. È una provocazione» dice Giannuzzi, riferendosi ai tessuti variopinti oltre al convenzionale fazzoletto bianco. E quando parla del Salento, degli studi che da decenni porta avanti su danza e musica antica - sua vera vocazione - Imma Giannuzzi, insegnante di scuola tecnica a Martignano, (Lecce) trascina ed emoziona. Nel 1993, insieme al compianto Giorgio Di Lecce, ha fondato la compagnia di danza musica e canti tradizionali “Arakne Mediterranea” evocante, nel nome, lo sventurato mito narrato nelle Metamorfosi di Ovidio: Aracne, giovane nobile greca, che la dea Atena per sempre costrinse nelle sembianze di ragno. Ma la passione originaria, (pure per la grika, dialetto greco parlato in certe zone del Salento) vanta radici famigliari: prima di essere artisti di fama, oggi tra i quaranta e i cinquant’anni, i fratelli Giannuzzi: Imma, Giorgiolino, Luigi e Giovanna erano bambini che, inconsapevoli del successo futuro, vivevano un bucolico Salento. Odore di zolle, profumo di frutti di campagna, ritmico scorrere del telaio della nonna, l’avvincedarsi delle stagioni: «Tutto era scandito dalle note che mia nonna riproduceva con poco: un coperchio e un piatto, suoni spontanei». Oggi i fratelli Giannuzzi sono artisti stimati soprattutto per la danza di tradizione e la musica popolare che, negli ultimi anni, sta contaminando la contemporanea. Ne è un esempio Delia Buglisi, la venticinquenne cantautrice siciliana scoperta dal grande pubblico al Festival di Sanremo. Ha conquistato, grazie al suo colto mix tra folk e contemporanea. E sovente parla all’anima dei giovani, tramite il dialetto, anche la tv con, per citare un caso, la serie “Mare Fuori”: «Anche a scuola, sento rappare in dialetto», assicura Imma Giannuzzi. Dalla Puglia e da altri Paesi, trainati da EchoArt arriveranno alla periferia genovese i tamburi del mondo, in un calendario di tre giorni per sei concerti: per le strade e negli spazi aperti a tutti dei quartieri. Ecco, in breve, il cartellone: giovedì 11, alle 18, in via Sestri e nella sala Municipio, dalla Germania arriva “Circle drum”; alle 20.30 al PalaCep, si potrà ascoltare “Kyoshindo”, concerto tra Italia e Giappone. Venerdì 12, alle 18, sulla passeggiata di Pegli, ancora il tedesco “Circle drum”, seguito alle 20.30 al PalaCep dal concerto “Bakh yaye family” da Senegal, Burkina Faso, Mali. Ancora, sabato 13, alle 18, lungo la passeggiata di Voltri, “Circle drum”. E sempre venerdì 12, dalle 18 alle 20.30, al PalaCep, spazio a Tarantelle e pizziche dei Giannuzzi. Per info: echoart.org