di Andrea Pasinisabato 27 giugno 20263' di letturaLe immagini del corteo sciita dell’Ashura che ha attraversato le strade di Milano hanno riacceso un dibattito che l’Italia non può più rimandare. Nessuno mette in discussione il diritto di professare liberamente la propria religione: la libertà di culto è garantita dalla Costituzione ed è uno dei pilastri della nostra democrazia. Ma proprio perché siamo uno Stato democratico, abbiamo anche il dovere di difendere quei principi che costituiscono l’identità della Repubblica e che non possono essere messi mai per nessun motivo in discussione. Tra questi principi, uno è assoluto: la piena uguaglianza tra uomo e donna. Le immagini diffuse del corteo, con uomini e donne organizzati in spazi distinti durante una manifestazione pubblica, hanno inevitabilmente suscitato interrogativi nell’opinione pubblica.Non si tratta di negare il diritto di celebrare una ricorrenza religiosa, ma di riflettere sul messaggio che determinate modalità trasmettono quando vengono rappresentate nello spazio pubblico di un Paese fondato sulla pari dignità della persona. L’Italia è una Repubblica che ha costruito la propria identità sulla libertà, sul pluralismo e sull’uguaglianza. L’articolo 3 della Costituzione afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, religione o condizioni personali. Non è una semplice dichiarazione di principio: è il fondamento della nostra convivenza civile. Per arrivare a questo risultato il nostro Paese ha attraversato decenni di profonde trasformazioni. Le donne hanno conquistato diritti che oggi sembrano naturali, ma che sono stati ottenuti grazie a battaglie civili, sacrifici e cambiamenti culturali. Il diritto di voto, l’accesso alle professioni, la parità giuridica all’interno della famiglia e la tutela contro ogni forma di discriminazione rappresentano conquiste che hanno reso l’Italia una democrazia più forte e più giusta. È per questo che molti cittadini faticano a considerare normali immagini che sembrano rappresentare una distinzione tra uomini e donne durante una manifestazione pubblica. Una democrazia non può ignorare simili interrogativi per il timore di essere accusata di intolleranza. Al contrario, una democrazia vive proprio della capacità di discutere apertamente dei temi che riguardano i propri valori fondamentali. Negli ultimi anni il concetto di integrazione è stato spesso confuso con quello dell’accettazione indiscriminata. Ma integrazione non significa rinunciare ai principi della Repubblica. Significa condividere un patrimonio comune di diritti e doveri. Significa riconoscere che la libertà religiosa è un valore imprescindibile, ma che essa convive con altri valori altrettanto essenziali, primo fra tutti quello dell’uguaglianza. Criticare determinate pratiche o modalità organizzative non significa attaccare una religione né mettere sotto accusa milioni di persone che vivono onestamente nel nostro Paese. Significa affermare che in Italia nessuna tradizione, culturale o religiosa, può essere sottratta al confronto con i principi costituzionali.Questo è il significato autentico della laicità dello Stato: garantire a tutti la libertà di credere, ma senza rinunciare ai valori comuni che tengono unita la nostra società. La Repubblica italiana non può arretrare di un solo passo quando sono in gioco la libertà e la dignità della persona. Se iniziamo a considerare negoziabili i principi costituzionali in nome del relativismo culturale, rischiamo di svuotare di significato quelle conquiste che hanno reso l’Italia una democrazia moderna. Difendere l’uguaglianza tra uomo e donna non significa chiudersi al dialogo con culture diverse. Significa ricordare a chi, forse, non vuole capire che esistono valori universali che il nostro ordinamento considera irrinunciabili. La libertà religiosa è uno di questi. L’uguaglianza tra uomini e donne lo è altrettanto.Nessuno dei due può cancellare l’altro. L’Italia accoglie tutti, ma non rinuncia a sé stessa. Chi sceglie di vivere nel nostro Paese è chiamato a rispettarne le leggi, la Costituzione e i principi di uguaglianza che ne costituiscono il fondamento. Se si ritiene che uomini e donne non debbano avere gli stessi diritti e la stessa dignità nello spazio pubblico, esistono altri ordinamenti che rispecchiano quella visione. L’Italia, fortunatamente, ha scelto un’altra strada e non deve arretrare di un solo passo davanti a nessuno. Soprattutto davanti a chi pretende che una democrazia liberale debba piegarsi a regole, usanze o concezioni incompatibili con i principi della nostra Costituzione. La libertà religiosa è un diritto che va sempre difeso, ma non può mai trasformarsi nel pretesto per mettere in discussione l’uguaglianza, la dignità della donna e i valori sui quali è stata costruita la Repubblica italiana.
Il corteo sciita di Milano e il confine tra libertà religiosa e i valori della Repubblica | Libero Quotidiano.it
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