Le scene rimandano a una tradizione distante da quella occidentale, che non ha nulla da spartire e che non può avere punti di contatto.

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Anche quest’anno Milano è stata invasa. Mentre in Italia si susseguono le operazioni antiterrorismo che colpiscono esponenti islamici, potenzialmente pronti a colpire nel nostro Paese o che dal nostro Paese gestiscono flussi di denaro verso le organizzazioni terroristiche, migliaia di musulmani sciiti si sono radunati in Piazza Duca d'Aosta, davanti alla Stazione Centrale di Milano, per poi sfilare lungo via Vittor Pisani. Il capoluogo lombardo per alcune ore è diventato una succursale di Teheran o di qualunque altra città sotto il dominio islamico, una scena che fa a pugni con l’idea di Milano città moderna e proiettata nel futuro, capitale della moda e della libertà. Il corteo dell'Ashura, la ricorrenza in cui i fedeli commemorano il martirio dell'imam El Hossein, ha paralizzato il traffico cittadino con una manifestazione densa di simboli che ha riacceso inevitabilmente il dibattito sull'integrazione e sui valori occidentali.L'evento ha mostrato una forte carica identitaria, caratterizzata dai tradizionali accenti di penitenza della comunità sciita. La reazione politica non si è fatta attendere, mettendo sotto accusa sia le modalità del corteo sia il silenzio delle istituzioni locali e della sinistra. L'affondo principale riguarda l'evidente e massiccia esibizione di forza della comunità, definita come il segno di una "sempre più massiccia e preoccupante islamizzazione nel nostro Paese", così ha dichiarato Silvia Sardone, vice segretaria della Lega e consigliera comunale a Milano. I partecipanti hanno sfilato tra enormi bandiere islamiche e gesti di percussione rituale sul petto, occupando il centro della città. Ancora una volta le donne sono state confinate e nascoste alla vista del pubblico, completamente velate e costrette nei recinti, un trattamento inaccettabile per la civiltà occidentale che da decenni si batte per l’emancipazione.