Costrette a partecipare separate dagli uomini che si battono il petto in segno di penitenza. È la ricorrenza sciita della Ashura
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Nabatiyeh chiama, Milano risponde. Il capoluogo lombardo è stato ieri teatro della rievocazione musulmana dell’Ashura. Nonostante il caldo da record, la stazione Centrale è stata letteralmente presa d’assalto. Migliaia di persone si sono radunate in Piazza Duca d’Aosta e poi hanno percorso via Vittor Pisani, bloccando anche il traffico. Dal Libano all’Iraq, passando per l’Iran e i paesi del Nordafrica, per due giorni i musulmani sunniti e quelli sciiti di tutto il mondo hanno celebrato l’Ashura, una delle ricorrenze sacre più importanti dell'anno islamico, che dà luogo a interpretazioni e pratiche differenti tra le due comunità (tutt'altro che solidali tra loro). Ashura significa letteralmente «il decimo» in arabo e cade nel primo mese del calendario islamico, il Muharram.
Per i musulmani sunniti, l’Ashura è il giorno in cui il profeta Nuh (Noè) sbarcò dalla sua Arca dopo il diluvio sul monte Judi, nonché il giorno in cui Allah salvò il profeta Musa (Mosè) dal faraone dividendo il Mar Rosso e garantendo il passaggio sicuro ai Figli d'Israele fuori dall’Egitto. Per i musulmani sciiti, l’Ashura è il momento più sacro dell'anno, ma è un giorno di lutto: si commemora il martirio dell’imam Hussein, nipote del profeta Maometto, nella battaglia nel 680 d.C. Hussein fu ucciso a Karbala, nell'odierno Iraq, quando con i suoi seguaci si scontrò con le forze omayyadi fedeli al califfo Yazid I. Nella città di Nabatiyeh, nel Libano meridionale, decine di persone si sono radunate nei pressi della piazza principale, gran parte della quale è stata distrutta dagli attacchi aerei israeliani delle ultime settimane. I partecipanti hanno affermato che la cerimonia è stata anche una dimostrazione di resilienza. La processione infatti si è svolta tra le macerie di Nabatiyeh.










