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Gennaro Scala

Sui campi africani il mito dei grandi campioni del passato rivive nei soprannomi. E nell’Under 21 egiziana spuntano Karim Nedved, Ahmed Ramadan Beckham e Mohamed Farouk Benzema

Lo potremmo chiamare l’Egitto dei cloni. Perché nella Nazionale che ha fatto la storia, battendo 3-1 la Nuova Zelanda e conquistando la prima vittoria di sempre a un Mondiale, i gol li hanno segnati Ziko e Trezeguet. A leggere il tabellino, verrebbe da pensare a un’improbabile rimpatriata di vecchie glorie. Invece no. Ziko non è Zico, Trezeguet non è David Trezeguet. Eppure, in Egitto, è quasi normale. Lì il soprannome non è un vezzo: è un’identità parallela, un passaporto calcistico. Tanto che il soprannome finisce stampigliato dietro le maglie sopra al numero.

Succede da anni. Nelle giovanili gli allenatori guardano un ragazzino, gli trovano una somiglianza con un campione del passato e gli appiccicano addosso un soprannome. Se resiste ai primi allenamenti, quello diventa il suo nome calcistico. A volte perfino più importante di quello scritto all’anagrafe. Così Mostafa Mohamed Zaky Abdelraouf è diventato Ziko. Il soprannome, in realtà, è un’eredità di famiglia. Prima di lui il fratello minore veniva chiamato Zico.