Quando la Nazionale gioca, il paese si ferma. Ogni partita diventa un rito collettivo. Il pallone diventa l’ultima forma tollerata di aggregazione per un governo che vede ogni assembramento come spazio di critica al potere. In questo Mondiale gli uomini del ct Hassan stanno tracciando un nuovo percorso storico, dopo essere stati per anni epicentro del solo calcio africanoUn maxischermo sul ciglio di una strada proietta la partita dell’Egitto contro la Nuova Zelanda, decine di persone sono assorte a guardare la palla che rimbalza in campo, mentre a un centinaio di metri da loro una colonna di fumo si sprigiona in cielo da un incendio imponente. Eppure nessuno distoglie lo sguardo dai giocatori. Una scena surreale, virale sui social, che racconta l’ossessione del popolo egiziano per il calcio. Può bruciare tutto intorno, ma quando gioca la Nazionale poco importa. Youssef Hassan HolgadoGiornalista di Domani. È laureato in International Studies all’Università di Roma Tre e ha frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso. Vincitore della 12esima edizione del premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo. Fa parte del Centro di giornalismo permanente e si occupa di Medio Oriente e questioni sociali.
Popolare, libero, povero: quella folle ossessione degli egiziani per il calcio
Quando la Nazionale gioca, il paese si ferma. Ogni partita diventa un rito collettivo. Il pallone diventa l’ultima forma tollerata di aggregazione per un governo che vede ogni assembramento come spazio di critica al potere. In questo Mondiale gli uomini del ct Hassan stanno tracciando un nuovo percorso storico, dopo essere stati per anni epicentro del solo calcio africano












