Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento, Parlamenti eletti con legge elettorale proporzionale approvarono le più incisive riforme che hanno trasformato l’Italia dal punto di vista sociale, economico e politico, dal dopoguerra a oggi.
Merita richiamare alla memoria le principali, affinché se ne possa cogliere a pieno la portata: la nazionalizzazione delle imprese energetiche e l’istituzione dell’Enel (1962); la scuola media unica, gratuita e obbligatoria (1962); la riforma della previdenza sociale secondo il modello retributivo (1969); l’abolizione delle gabbie salariali (1969); lo Statuto dei diritti dei lavoratori (1970); la legge sul divorzio (1970); l’attuazione delle previsioni costituzionali in tema di referendum (1970); l’istituzione delle regioni ordinarie (1970); la riforma fiscale nel senso della progressività (1974); la trasformazione del diritto di famiglia in nome della parità tra i coniugi (1975); la legge in tema di concessioni edilizie e oneri di urbanizzazione (1977); la legalizzazione dell’aborto (1978); la chiusura dei manicomi (1978); la legge sul Ssn (1978).
I cultori delle alchimie elettorali – i sacerdoti della governabilità – non sono, oggi, in grado di spiegare come sia stato possibile che assemblee legislative elette con legge elettorale proporzionale “pura” abbiano potuto approvare riforme così ampie e incisive.








