Predaia (Trento) – Per raggiungerlo bisogna entrare nel cuore della montagna, scendere ad una profondità di 100 metri e lasciarsi sopra la testa 90 milioni di metri cubi di roccia. Di dolomia, per l’esattezza, una roccia compatta e asciutta. Qui, letteralmente scavate nella pietra, si trovano le sale del data center Intacture: in tutto 20mila metri quadrati e 6 Mega Watt di potenza di connessione disponibile. Qui si fa l’Italia della sicurezza e della sovranità digitale. Sicurezza fisica prima che cyber perché quei 100 metri di profondità e quei 90 milioni di metri cubi di roccia mettono al riparo il data center, i suoi server e i suoi impianti da scenari critici: terremoti e attacchi militari, tempeste solari ed onde elettromagnetiche. Non è un caso che proprio qui si ambisca a conservare ed elaborare dati tra i più sensibili e promettenti di tutti: quelli dei servizi sanitari regionali del Paese.
Gli scavi per il data center Intacture
Un data center per ora unico in Europa perché ricavato ed ospitato in una miniera ancora in attività, dove si continua ad estrarre proprio la dolomia, usata nel settore delle costruzioni. Una miniera dove la temperatura, alla profondità in cui si trovano gli spazi del data center, è costantemente intorno ai 12 gradi e questo consente di risparmiare quantità significative di acqua rispetto a quella utilizzata in un data center ordinario per raffreddare i server, obbligati a processare informazioni senza sosta. Dalla vecchia alla nuova Italia, sempre le Alpi e le valli alpine protagoniste: Intacture, infatti, è nell’area mineraria di Rio Maggiore, a Predaia, in provincia di Trento, nella Val di Non.










