<p>Chiusa una porta, si può aprire un portone.
Il vecchio adagio riassume bene cosa potrebbe accadere alla <strong>Cassa di Risparmio di Orvieto</strong>, promessa sposa della <strong>Banca del Fucino</strong> fino a giovedì 25 giugno.
L’istituto umbro insieme alla controllante Popolare di Bari era stato <strong>salvato </strong>nel 2020 da Mcc.
Ed è tornato sul mercato quattro anni dopo, forte di un <strong>utile </strong>salito a 10,8 milioni nel 2025. <a href="https://www.milanofinanza.it/news/cassa-di-orvieto-mcc-e-banca-del-fucino-chiudono-la-cessione-dell-85-3-della-banca-umbra-operazione-da-202501281241265278" target="_blank">Ad aggiudicarsela era stata Fucino</a>, banca romana che a gennaio dell’anno scorso aveva battuto la concorrenza di Banco Desio e CF+. <span contenteditable="false"> </span> </p> <p>Con i mesi, però, sono comparse le prime difficoltà, a partire da un’<strong>ispezione </strong>di Bankitalia che ha rallentato il deal.
La vendita è prima <strong>slittata </strong>a maggio di quest’anno e <a href="https://www.milanofinanza.it/news/mcc-stop-alla-vendita-della-cassa-di-risparmio-di-orvieto-alla-banca-del-fucino-ecco-cosa-accadra-all-202606252002516285" target="_blank">poi è saltata</a>.









