<p>Salta la vendita della <strong>Cassa di Risparmio di Orvieto</strong> alla <strong>Banca del Fucino</strong>.

A fine maggio l’istituto guidato dal ceo Francesco Maiolini aveva chiesto una proroga a <strong>Mcc</strong>, che controlla la banca umbra il cui dg è <strong>Maurizio Barnabè</strong>.

La mossa si era resa necessaria, spiega il Fucino, per le «necessarie esigenze di verifica delle condizioni dell’operazione», rallentata anche da un’<strong>ispezione</strong> di Bankitalia. </p> <p>Il 25 giugno, però, la vendita si è <strong>arenata </strong>definitivamente perché, scrive Mcc, è «<strong>scaduto il termine</strong> per l’avveramento delle condizioni sospensive».

Questo nonostante l’ex acquirente resti convinto che si sarebbe potuti arrivare a un accordo per «<strong>differire </strong>il closing a dicembre».

Di conseguenza il Fucino ha deciso di «riservarsi ogni valutazione per <strong>tutelare </strong>i propri diritti». </p> <ul class="leggi-anche"> <li><i>Leggi anche: <a href="https://www.milanofinanza.it/news/cassa-di-risparmio-di-orvieto-utile-netto-a-2-9-milioni-nel-primo-trimestre-23-sul-2025-202605041437482909">Cassa di Risparmio di Orvieto, utile netto a 2,9 milioni nel primo trimestre: +23% sul 2025</a></i></li> </ul> <h2><strong>Si riapre la gara</strong></h2> <p>Sullo stop potrebbero aver inciso i <strong>dubbi </strong>della Vigilanza e la <strong>fretta </strong>della controllata del Mef, attraverso Invitalia, di chiudere.