Che il consumo di carni rosse, soprattutto se si eccede, non sia un’abitudine salutare è un fatto noto. Oltre a essere annoverato tra i cancerogeni certi nella classificazione dello Iarc, diversi studi hanno dimostrato una correlazione con l’aumento dell’infiammazione a livello intestinale e dunque con il peggioramento delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici). E adesso sappiamo anche perché e come avviene. Un team di ricercatori statunitensi, infatti, ha scoperto che le proteine della carne rossa non solo alterano il microbiota favorendo la proliferazione di batteri “cattivi”, ma modificano anche alcuni processi metabolici che intaccano l’integrità dell’intestino. La scoperta di questi meccanismi - sostengono gli autori - può avere ricadute pratiche significative e migliorare la qualità di vita dei pazienti con Mici.

Lo studio è stato appena pubblicato sulle pagine della rivista Cellular and Molecular Gastroenterology and Hepatology.

Più vegetali, meno coliti

Per indagare l'impatto della dieta sulla salute dell’intestino, gli scienziati hanno testato cinque regimi alimentari isocalorici, cioè con lo stesso numero di calorie complessive, ma con diverse fonti proteiche: manzo, albume d'uovo, caseina (una proteina del latte), soia e piselli. I risultati, ottenuti su modelli murini, hanno mostrato una differenza netta. Gli animali alimentati con proteine di manzo hanno sviluppato le forme più gravi di infiammazione del colon (colite), mentre le proteine di origine vegetale hanno mostrato effetti protettivi.