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Ultimo aggiornamento: 16:05

Proposta come valida alternativa alla carne rossa, di fatto negli ultimi anni la carne di pollo sta scalando le classifiche dei consumi. In Italia, il consumo pro capite di pollame è aumentato dell’8,5% nell’ultimo decennio, passando da 11,7 kg agli attuali 12,7 kg. Una delle ragioni è che il pollame è in genere più conveniente e accessibile, la sua carne è considerata più leggera e salubre, il che la fa spesso preferire a chi si dedica al fitness. Ma uno studio italiano da poco pubblicato sembra rovesciare queste indicazioni, rilevando come la carne di pollo metta maggiormente più a rischio la salute delle persone rispetto al consumo di carne rossa. Più precisamente, il consumo settimanale di carne di pollo, anche al di sotto dei livelli raccomandati (massimo 200 g a settimana secondo la Sinu), aumenta il rischio di morte per tumori gastrointestinali.

Il dato emerge da uno studio condotto dall’Irccs Saverio de Bellis di Castellana Grotte, pubblicato con la prima firma della ricercatrice Caterina Bonfiglio. “Lo studio condotto su oltre 4.800 soggetti dimostra che il consumo di carne di pollo, anche se al di sotto di quello raccomandato dalla Società italiana di nutrizione umana, aumenta del 35% il rischio di morte per tumori gastrointestinali e del 100% se il consumo è oltre i 200 g a settimana”, ha dichiarato il direttore scientifico dell’istituto, il professor Gianluigi Giannelli. Che ha aggiunto: “Nello stesso studio abbiamo anche dimostrato che la carne rossa aumenta il rischio di morte per tumori gastrointestinali del 23% soltanto se consumata oltre i 350 grammi la settimana, confermandosi un alimento sano se consumato entro i limiti raccomandati”. In pratica, si rovesciano i termini indicati dalle linee guida internazionali che mettono sotto accusa principalmente proprio la carne rossa.